È il 9 maggio 2003 e l’atmosfera nella sala di controllo del Centro Spaziale di Uchinoura, nella prefettura di Kagoshima, è densa di un silenzio operativo rotto solo dalle chiamate di rito tra i responsabili dei sottosistemi. Sulla rampa di lancio, esposto ai venti dell’Oceano Pacifico, attende il vettore M-V, un colosso a propellente solido che rappresenta la punta di diamante della tecnologia missilistica dell’ISAS (l’Istituto di scienza spaziale e astronautica giapponese). A bordo, incapsulata nell’ogiva protettiva, riposa la sonda MUSES-C, un dimostratore tecnologico destinato a tentare un’impresa mai realizzata prima: prelevare campioni da un asteroide e riportarli a Terra. Il countdown scorre fluido fino allo zero. Alle ore 04:29 UTC, il primo stadio del razzo si accende con una violenza improvvisa, tipica dei motori a combustibile solido, proiettando il veicolo nel cielo giapponese con un’accelerazione brutale.
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È l’alba dell’8 maggio 2020 nelle steppe della Mongolia Interna, ma per il team di controllo missione a Pechino l’attenzione è fissa sui dati telemetrici che scorrono frenetici sugli schermi. La tensione è palpabile: non si tratta di un semplice rientro dall’orbita bassa, ma della simulazione di un ritorno lunare ad alta energia. Il prototipo della Navicella Abitata di Nuova Generazione (ancora priva di nome ufficiale, spesso indicata come Xinyidai Zairen Feichuan) sta precipitando verso la Terra a una velocità prossima ai 9 chilometri al secondo, significativamente superiore ai rientri standard delle missioni Shenzhou.
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È il 7 maggio 1992, sono le 23:40 UTC. Al Kennedy Space Center, sulla rampa 39B, i riflettori illuminano la sagoma immacolata dello Space Shuttle Endeavour. Non è un lancio ordinario: è il volo inaugurale dell’orbiter costruito per colmare il vuoto lasciato dal Challenger, e la tensione nella firing room è palpabile, diversa dalla routine delle missioni precedenti. Il conto alla rovescia, uscito dal hold programmato a T-9 minuti, scandisce gli ultimi istanti di una sequenza di avvio complessa; i computer di bordo prendono il controllo del veicolo, verificando millisecondo per millisecondo la pressione delle turbopompe e l’allineamento delle valvole. Al comando della missione STS-49 c'è il veterano Daniel Brandenstein, affiancato dal pilota Kevin Chilton, mentre il resto dell'equipaggio monitora i pannelli di sistema che iniziano a vibrare sotto la spinta crescente dei tre motori principali (SSME).
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È la mattina del 6 maggio 1993 e presso la base aerea di Edwards, nel deserto del Mojave, l’attenzione dei controllori di volo e delle squadre di recupero a terra è focalizzata sull’orizzonte. Dopo quasi dieci giorni di operazioni in orbita, lo Space Shuttle Columbia sta completando la sua discesa verso la California, concludendo una missione complessa segnata da un rinvio del rientro di ventiquattro ore a causa del maltempo al Kennedy Space Center in Florida. La decisione di dirottare l’atterraggio sulla pista 22 della base Edwards arriva dopo un’attenta analisi delle condizioni atmosferiche, confermando la natura strettamente procedurale delle operazioni di rientro: la sicurezza dell’orbiter e dei suoi sette membri d’equipaggio ha la priorità assoluta su qualsiasi preferenza logistica post-missione.
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È l’alba sulla costa californiana, ma la base aerea di Vandenberg è avvolta da una densa coltre di nebbia marina che riduce la visibilità quasi a zero. Allo Space Launch Complex 3E, il vettore Atlas V 401 è pronto sulla rampa, invisibile agli occhi degli spettatori ma costantemente monitorato dai flussi di telemetria che scorrono sui monitor del controllo missione. È il 5 maggio 2018 e la NASA sta per tentare una manovra inedita: lanciare per la prima volta una missione interplanetaria dalla costa occidentale degli Stati Uniti. Il carico utile è il lander InSight, destinato non a vagabondare sulla superficie marziana, ma a guardarne l'interno, accompagnato da due nano-satelliti sperimentali chiamati MarCO.
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- 4 maggio: Atlantis e Magellan, la missione che ha svelato la superficie di Venere
- 3 maggio: Chang'e 6 porta sulla Terra campioni dal lato nascosto della Luna
- 2 maggio: Rientro notturno di Crew Dragon Resilience e successo della missione Crew-1
- 1 maggio: Ulysses e la cometa Hyakutake, un incontro fantasma nello spazio