È una mattina densa di aspettative quella che avvolge la base aerea di Vandenberg, in California, dove le squadre tecniche della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) stanno monitorando gli ultimi istanti del conto alla rovescia. Sulla rampa di lancio SLC-2W svetta il vettore Delta 3914, pronto a portare in orbita EXOSAT, il primo satellite scientifico dell'ESA interamente dedicato allo studio dei raggi X. È il 26 maggio 1983 e l'orologio segna le 15:18 UTC quando i motori del razzo si accendono, sollevando il veicolo con una spinta costante che squarcia la foschia costiera. Non si tratta di una immissione in orbita standard: la traiettoria pianificata è estremamente ardita e prevede di collocare l'osservatorio su un’orbita altamente eccentrica, quasi perpendicolare al piano dell'eclittica, una scelta operativa cruciale per gli obiettivi della missione.
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È il 25 maggio 2008 e l’atmosfera all’interno del Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena è satura di una tensione elettrica, scandita soltanto dalle comunicazioni in cuffia del controllo missione. Dopo un viaggio interplanetario durato quasi dieci mesi, la sonda Phoenix sta per affrontare la fase più critica della sua vita operativa: l’ingresso atmosferico, la discesa e l’atterraggio sulla superficie di Marte. Non si tratta di una manovra di routine; l’obiettivo è far posare un laboratorio statico complesso nel vasto bacino di Vastitas Borealis, a una latitudine estrema di circa 68 gradi nord, una regione mai tentata prima da nessuna agenzia spaziale a causa delle incognite ambientali e geologiche. La telemetria scorre sui monitor confermando che la capsula ha effettuato l'orientamento corretto per l'ingresso, separandosi dallo stadio di crociera che l'ha alimentata e protetta durante il transito dalla Terra.
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Sulla rampa di lancio LC-14 di Cape Canaveral l’atmosfera è carica di tensione operativa mentre il conto alla rovescia raggiunge lo zero alle ore 12:45 UTC del 24 maggio 1962. Il vettore Atlas LV-3B si solleva ruggendo, spingendo la capsula Aurora 7 e il suo pilota, l’astronauta Scott Carpenter, verso il cielo della Florida per quella che è la seconda missione orbitale americana con equipaggio, designata ufficialmente come Mercury-Atlas 7. L’inserimento in orbita avviene regolarmente, ma fin dai primi minuti di volo la timeline delle attività si rivela estremamente densa. Carpenter non è lassù solo per sopravvivere, come John Glenn prima di lui, ma per eseguire una serie complessa di esperimenti scientifici che richiedono un continuo riorientamento della navicella.
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È l’alba del 23 maggio a bordo del modulo di comando Charlie Brown, che scivola silenzioso nel buio dello spazio cislunare. A circa 110 chilometri dalla superficie accidentata della Luna, la tensione operativa nel Controllo Missione a Houston si stempera in una concentrazione tecnica assoluta. John Young, rimasto solitario pilota del modulo di comando (CSM) per oltre otto ore, vede finalmente avvicinarsi la sagoma spigolosa del modulo lunare (LM), battezzato Snoopy. All'interno del LM, Thomas Stafford ed Eugene Cernan stanno completando una delle manovre più delicate dell’intero programma spaziale: il rendezvous in orbita lunare, replicando esattamente le procedure che, tra due mesi, dovranno riportare a casa i primi uomini a camminare sulla Luna.
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Sono le 07:44 UTC del 22 maggio 2012 e sulla rampa SLC-40 di Cape Canaveral l’atmosfera è carica di una tensione operativa che va ben oltre la routine di un lancio spaziale. I nove motori Merlin 1C del primo stadio del vettore Falcon 9 si accendono, illuminando la notte della Florida e spingendo il razzo verso l'alto con una progressione lenta ma decisa. Non si tratta di una semplice immissione in orbita, ma dell'inizio di una complessa coreografia che mira a scardinare il monopolio governativo sui voli verso la Stazione Spaziale Internazionale. Dal centro di controllo di Hawthorne, in California, le voci dei direttori di volo scandiscono i parametri nominali della telemetria mentre il veicolo attraversa il punto di massima pressione dinamica, il Max Q, superando la fase critica delle vibrazioni strutturali. La separazione del primo stadio avviene come previsto, seguita dall'accensione del singolo motore Merlin Vacuum del secondo stadio, che continua la spinta nel silenzio del vuoto.
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