Nella sala di controllo della missione dell'Accademia delle Scienze dell'Unione Sovietica la tensione si avverte nell'aria mentre i tecnici monitorano i flussi di telemetria in arrivo dallo spazio profondo. La sonda spaziale Venera 15 sta completando la lunga fase di crociera interplanetaria iniziata il 2 giugno 1983 ed è ormai giunta in prossimità del pianeta Venere. È il 10 ottobre 1983 e gli ingegneri seguono con estrema precisione la sequenza cronometrica automatica preparata nei giorni precedenti. Gli orologi del centro di tracciamento indicano l'approssimarsi del punto di massima vicinanza al pianeta, momento chiave per l'esecuzione della manovra di inserimento orbitale.
La seconda settimana di ottobre 2026 si apre sotto i migliori auspici per gli appassionati italiani di astronomia visuale e astrofotografia deep-sky. Sabato 10 ottobre si compie la fase di Luna Nuova, inaugurando una finestra osservativa eccezionale: per quasi l'intera settimana le ore notturne saranno totalmente prive di luce parassita lunare, regalando cieli scurissimi dall'imbrunire astronomico fino alle prime luci dell'alba. Questo buio incontaminato consentirà di sfruttare appieno la trasparenza tipica delle prime perturbazioni fredde autunnali, favorendo la caccia a deboli galassie, nebulose a emissione e ammassi stellari tra le costellazioni di Pegaso, Andromeda, Triangolo e Scultore.
Sul fronte planetario, Saturno ruba la scena per l'intera prima parte della notte, posizionato appena a ridosso dell'opposizione e splendidamente osservabile nella costellazione della Balena con i suoi anelli inclinati di circa 7,5°. Nella seconda metà della notte, la scena si sposta ad oriente con l'ascesa spettacolare di Marte nel Cancro e del brillante Giove nel Leone. Proprio Marte regalerà l'evento più fotogenico della settimana: tra l'11 e il 12 ottobre il Pianeta Rosso solcherà esattamente il cuore dell'ammasso aperto del Presepe (Messier 44). A completare il quadro, l'attività dello sciame meteorico delle Orionidi entra nella fase viva in condizioni ideali di assenza lunare, mentre tra gli asteroidi spicca l'opposizione di 4 Vesta, a portata di binocolo nei cieli autunnali.
La spettroscopia, se escludiamo alcuni esperimenti pionieristici con le emulsioni, si è aperta ai non professionisti da pochissimo tempo e si può dire che gran parte del merito va alle moderne camere digitali, potentissimi mezzi per registrare e controllare immediatamente i risultati che hanno semplificato notevolmente le procedure operative. La crescente diffusione di questa pratica fra gli amatori e la commercializzazione di varie tipologie di strumenti ne sono la conferma. Aggiungerei senza rischio di smentite che un altro fondamentale contributo è dato dalla possibilità di trovare (e scambiare) informazioni per mezzo della rete Internet.

Il presente articolo tratta il tema della calibrazione delle intensita' di uno spettro partendo da concetti semplificati, con l’intento di essere utile anche a coloro che si avvicinano alla spettroscopia per la prima volta. Non e' descritta la procedura operativa dettagliata, che dipende dal software utilizzato (per questo c'e' il forum di discussione dove possiamo approfondire e sperimentare passo per passo), ma il perche' questa calibrazione sia necessaria e come viene eseguita. Dato che il metodo prevede l'osservazione di stelle di riferimento, il discorso verra' esteso alla preziosa libreria di spettri Miles ed al relativo strumento di ricerca implementato in un foglio elettronico.

Chi ha tra le mani, o pensa di acquistare, questo piccolo ma "grande" strumento è bene conosca i suoi limiti per poter scegliere correttamente gli oggetti celesti da studiare. Come e' facile intuire, il reticolo non produce spettri ad alta risoluzione, quindi non e' pensabile utilizzarlo per misurare ad esempio il moto di una doppia spettroscopica, ma ha dalla sua il grande vantaggio della luminosita': mostra spettri di soggetti cosi' deboli che nessun sofisticato strumento amatoriale a media o alta risoluzione puo' rivelare.