La rampa di lancio numero uno del Cosmodromo di Baikonur ospita il razzo vettore Soyuz-U, destinato a spingere nello spazio la navetta spaziale Soyuz T-6. È il 24 giugno 1982 e i tecnici di sala controllo completano la verifica della telemetria finale del sistema di propulsione, mentre l'orologio della sala si avvicina allo zero. All'interno del modulo di discesa della capsula si trovano il comandante Vladimir Dzhanibekov, l'ingegnere di volo Aleksandr Ivanchenkov e il cosmonauta ricercatore francese Jean-Loup Chrétien, il quale diventa il primo cittadino dell'Europa occidentale a superare i confini dell'atmosfera terrestre. I sistemi di bordo della navetta mostrano parametri stabili, confermando il funzionamento dei generatori di ossigeno e della tenuta di pressione del modulo orbitale. L'accensione della propulsione del primo stadio avviene secondo la sequenza temporale prevista, generando la spinta che solleva il veicolo sopra le steppe desertiche del Kazakistan. L'ascesa prosegue lungo una traiettoria tracciata e monitorata dalle stazioni radar terrestri della rete sovietica. Dopo lo spegnimento e la regolare separazione dello stadio superiore, la capsula si inserisce in un'orbita terrestre bassa di parcheggio. Nelle ore di transito libero che seguono, l'equipaggio esegue i controlli di tenuta della pressione interna delle tute spaziali e verifica lo stato del propulsore principale, preparando la strada per circa venticinque ore di manovre orbitali di inseguimento necessarie per raggiungere l'obiettivo.
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Nello spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana Francese, l'oscurità della notte tropicale avvolge la rampa di lancio. Le lancette indicano le ore zero uno e cinquantuno minuti del 23 giugno 2015 secondo il tempo coordinato universale. Mancano pochi istanti all'apertura della brevissima finestra di lancio istantanea. Nel centro di controllo, i tecnici fissano gli schermi con estrema concentrazione, verificando gli ultimi parametri del vettore Vega, pronto per la sua quinta missione operativa. Il computer di bordo assume il controllo della sequenza automatica di accensione. La telemetria indica che tutti i sistemi della piattaforma di lancio e del carico utile sono nominali.
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È il 22 giugno 1973. A bordo del modulo di comando Apollo, i tre membri dell’equipaggio della missione Skylab 2 si preparano alla fase più delicata del loro rientro sulla Terra dopo una permanenza nello spazio senza precedenti per la durata. Charles Conrad, Paul Weitz e Joseph Kerwin hanno appena completato le operazioni di sigillatura del portello della prima stazione spaziale statunitense, lasciando l’officina orbitale in condizioni stabili. Alle ore zero otto e cinquantacinque UTC, il sistema di aggancio rilascia la navicella. I propulsori di controllo dell’Apollo si accendono per allontanare lentamente il veicolo, dando inizio a una serie di manovre ravvicinate finalizzate all’ispezione visiva e fotografica della stazione dall’esterno.
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Sul deserto del Mojave, in California, l'alba del 21 giugno 2004 porta una calma tesa. Sulla pista del Mojave Air and Space Port, i tecnici completano gli ultimi controlli sul velivolo madre White Knight e sulla navetta sperimentale SpaceShipOne, agganciata sotto la fusoliera. Al comando del velivolo c'è il collaudatore Mike Melvill. La telemetria scorre fluida sui monitor del controllo missione, dove i responsabili verificano i profili dei venti ad alta quota. Le condizioni meteorologiche favorevoli confermano la fattibilità del piano operativo della mattinata.
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Il sole è già alto sul Kennedy Space Center in questo caldo mattino di fine primavera. Sulla rampa di lancio trentanove B, lo Space Shuttle Columbia attende l'inizio della sua ventesima avventura nello spazio, contrassegnata dalla sigla STS-78. Oggi, 20 giugno 1996, la complessa macchina del trasporto spaziale si prepara a una missione insolitamente lunga, interamente dedicata alla ricerca biologica e alla fisica dei fluidi in assenza di gravità. All'interno dell'abitacolo, i sette membri dell'equipaggio completano le procedure di imbarco e si assicurano ai propri seggiolini. Tra loro figurano scienziati ed esperti rappresentanti di cinque agenzie spaziali internazionali, uniti per gestire un laboratorio orbitale all'avanguardia inserito direttamente nella stiva di carico della navetta.
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