Nello spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana Francese, l'oscurità della notte tropicale avvolge la rampa di lancio. Le lancette indicano le ore zero uno e cinquantuno minuti del 23 giugno 2015 secondo il tempo coordinato universale. Mancano pochi istanti all'apertura della brevissima finestra di lancio istantanea. Nel centro di controllo, i tecnici fissano gli schermi con estrema concentrazione, verificando gli ultimi parametri del vettore Vega, pronto per la sua quinta missione operativa. Il computer di bordo assume il controllo della sequenza automatica di accensione. La telemetria indica che tutti i sistemi della piattaforma di lancio e del carico utile sono nominali.
Allo scoccare dello zero, il propulsore a combustibile solido del primo stadio si accende con violenza. Il razzo si alza verticalmente, squarciando il cielo notturno e illuminando la costa oceanica. La spinta iniziale del motore spinge rapidamente il vettore verso l'alto. La telemetria conferma che la pressione nella camera di combustione è stabile. Dopo trenta secondi dal decollo, il veicolo supera la barriera del suono, affrontando la fase di massima sollecitazione aerodinamica a una quota di quattordici chilometri. Il volo procede senza deviazioni rispetto alla traiettoria prevista dai modelli matematici.
Il primo stadio esaurisce il suo propellente dopo un minuto e quarantanove secondi, separandosi in modo pulito grazie ai piccoli retrorazzi di allontanamento. Immediatamente si accende il secondo stadio, spingendo il carico a velocità sempre più elevate. Il controllo di missione segue la linea di volo che si allontana sopra l'oceano Atlantico. Anche il secondo stadio completa il suo compito con precisione, lasciando il posto al terzo propulsore. A una quota superiore ai cento chilometri, l'atmosfera si fa così rada che i semigusci protettivi superiori non sono più necessari. La separazione del fairing, che racchiude il satellite Sentinel-2A, avviene con successo, esponendo lo strumento ottico al vuoto dello spazio.
Dopo lo spegnimento e la separazione del terzo stadio, inizia la fase più delicata della traiettoria, affidata all'ultimo modulo a propellente liquido. Questo stadio superiore esegue una sequenza complessa che prevede diverse accensioni programmate. La prima spinta immette il veicolo in un'orbita di parcheggio ellittica. Segue una lunga fase di volo inerziale, durante la quale il team di controllo analizza i dati orbitali per confermare l'esatta traiettoria di inserimento. Gli ingegneri attendono la seconda accensione, fondamentale per rendere circolare l'orbita e posizionare la sonda alla quota stabilita di oltre settecento chilometri.
Il rilascio del satellite avviene esattamente cinquantaquattro minuti e quarantatré secondi dopo la partenza. Il distacco è registrato dalla telemetria e confermato dal centro di controllo tedesco di Darmstadt. Pochi minuti dopo, la stazione di terra riceve il primo segnale radio stabile dal veicolo spaziale. Il satellite inizia autonomamente la sequenza di assetto, stabilizzando la propria rotazione e orientando il grande pannello solare verso il Sole. Con questa manovra critica, la fase di lancio si conclude felicemente, aprendo la strada alle attività di calibrazione e ai primi test di funzionamento del sofisticato imager multispettrale.
L'immissione in orbita del satellite Sentinel-2A rappresenta una pietra miliare nello studio globale del nostro pianeta, offrendo prestazioni senza precedenti nel monitoraggio ottico della superficie terrestre. Lo strumento principale a bordo del veicolo spaziale è l'imager multispettrale, un sensore avanzato che opera raccogliendo la radiazione solare riflessa in tredici bande spettrali distinte. Questa configurazione consente di acquisire immagini a diverse risoluzioni geometriche, arrivando a dettagli di dieci metri per le frequenze visive e del vicino infrarosso, venti metri per le bande utili all'analisi della vegetazione e sessanta metri per le correzioni atmosferiche. Grazie a un'ampiezza della striscia di osservazione al suolo pari a 290 chilometri, il satellite è in grado di coprire intere regioni geografiche in un singolo passaggio, garantendo un'eccezionale omogeneità dei dati raccolti.
La maggiore innovazione metodologica introdotta dallo strumento consiste nella presenza di tre bande spettrali posizionate nella zona di transizione tra il rosso visibile e il vicino infrarosso, comunemente definita dagli scienziati come limite del rosso. Questa specifica porzione dello spettro elettromagnetico è straordinariamente sensibile alle variazioni del contenuto di clorofilla e della struttura cellulare delle foglie. Le misurazioni effettuate in questo intervallo permettono di valutare lo stato di salute della vegetazione con una precisione inedita, consentendo di distinguere tra colture sane, piante sottoposte a stress idrico o colpite da parassiti ben prima che i sintomi siano visibili a occhio nudo.
I dati scientifici generati hanno rivoluzionato l'agricoltura di precisione a livello globale. Le analisi basate sulle serie temporali consentono ai ricercatori di tracciare le fasi di crescita dei raccolti, stimare la resa agricola su scala continentale e ottimizzare l'uso di risorse idriche e fertilizzanti. Nella gestione forestale, la capacità di monitorare costantemente le aree boschive ha permesso di mappare i tassi di deforestazione nelle regioni tropicali e di quantificare l'estensione dei danni causati dagli incendi boschivi con margini di errore ridottissimi.
Oltre allo studio della biosfera terrestre, il satellite fornisce informazioni determinanti per il monitoraggio dei corpi idrici interni e delle zone costiere. Lo strumento misura la concentrazione di sedimenti sospesi e la presenza di clorofilla nelle acque dolci, facilitando l'individuazione precoce di fioriture algali tossiche. L'eredità metodologica risiede soprattutto nella politica di libero accesso ai dati promossa dall'Unione Europea e dall'Agenzia Spaziale Europea. Questa scelta ha democratizzato la ricerca scientifica nell'osservazione della Terra, permettendo la creazione di archivi storici calibrati e omogenei. Questi database rappresentano oggi lo standard fondamentale per lo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale applicati alla transizione ecologica e allo studio dei mutamenti climatici globali.