Sulla rampa di lancio del cosmodromo di Wenchang, l’atmosfera è satura dell’umidità tropicale tipica dell’isola di Hainan, ma l’attenzione nella sala di controllo è focalizzata esclusivamente sui flussi di dati che scorrono sui monitor. È il 3 maggio 2024 e la Cina si appresta a compiere una manovra che non ha precedenti nella storia dell’esplorazione spaziale: inviare una sonda complessa per prelevare campioni dal lato nascosto della Luna e riportarli a Terra. Il vettore pesante Long March 5, nella sua configurazione Y8, svetta sulla piattaforma, avvolto dai vapori del propellente criogenico. I controllori di volo scandiscono le procedure finali con un ritmo serrato e tecnico; ogni sottosistema, dalla propulsione alla guida inerziale, deve essere in perfetta sincronia con la finestra di lancio, che per un rendez-vous lunare è estremamente rigida.
Alle 17:27 ora locale, i motori si accendono. Il decollo non è solo una questione di spinta bruta, ma di precisione chirurgica. Mentre il razzo fende l'atmosfera densa, la telemetria conferma la stabilità dell'assetto. La tensione in sala operativa sale durante la fase di separazione dei booster laterali e del primo stadio; ogni distacco è un potenziale punto di fallimento che viene monitorato ossessivamente. Superata la linea di Kármán, la carenatura protettiva viene espulsa, esponendo per la prima volta il complesso orbitale Chang'e 6 al vuoto dello spazio. Tuttavia, il momento critico non è ancora superato. La sonda deve eseguire l’iniezione in orbita di trasferimento lunare (TLI), una manovra balistica che richiede un’accensione precisa dello stadio superiore per intercettare la gravità lunare giorni dopo.
I tecnici scrutano i grafici di velocità: l'iniezione è nominale. Ma c’è un passaggio ulteriore che differenzia questa missione da tutte le precedenti missioni Apollo o Luna: la verifica del link di comunicazione. Essendo diretta verso l'emisfero lunare mai visibile dalla Terra, la sonda non può comunicare direttamente con il controllo missione. Deve agganciare il segnale del satellite ponte Queqiao-2, posizionato preventivamente in un'orbita ellittica congelata attorno alla Luna. Il silenzio in cuffia viene rotto solo dalla conferma dell'acquisizione del segnale tramite il relay. I pannelli solari si dispiegano correttamente e i sistemi di bordo iniziano la lunga crociera di 5 giorni verso la cattura gravitazionale, mentre a terra si analizzano i primi dati orbitali per calibrare le correzioni di rotta intermedie necessarie per centrare il sito di atterraggio nel bacino Polo Sud-Aitken.
La conclusione della missione, avvenuta quasi due mesi dopo il lancio, ha segnato un punto di svolta fondamentale per la geologia planetaria e l'ingegneria aerospaziale. Il rientro della capsula nel deserto della Mongolia Interna ha consegnato alla comunità scientifica un tesoro inestimabile: 1935,3 grammi di regolite lunare proveniente dall'emisfero opposto a quello studiato finora. Questo risultato ha rappresentato il coronamento di una catena di eventi automatizzati di complessità inaudita, includendo l'atterraggio autonomo in un cratere accidentato, il prelievo tramite trivella e braccio meccanico, il decollo dalla superficie lunare e il rendez-vous automatico in orbita lunare. La riuscita di queste fasi ha validato protocolli operativi che saranno essenziali per le future missioni umane e per la costruzione di stazioni permanenti, dimostrando che la comunicazione via satellite relay è una tecnologia matura e affidabile per le operazioni nello spazio profondo.
Dal punto di vista puramente scientifico, l'analisi dei campioni recuperati ha iniziato a rispondere a uno dei quesiti più antichi della selenologia: il mistero dell'asimmetria lunare. A differenza dei mari basaltici piatti e visibili del lato vicino, il sito di atterraggio nel cratere Apollo, situato all'interno del gigantesco bacino Polo Sud-Aitken, presenta una crosta molto più sottile e antica. Le analisi di laboratorio hanno confermato che il materiale prelevato differisce sostanzialmente da quello delle missioni Apollo e Luna; la regolite del lato nascosto contiene tracce di materiali espulsi dal mantello profondo o fusi da impatti colossali avvenuti circa 4 miliardi di anni fa.
I dati ottenuti hanno permesso di affinare i modelli sulla formazione della crosta lunare e sull'evoluzione termica del nostro satellite naturale. La presenza di specifici isotopi e la composizione mineralogica dei basalti raccolti suggeriscono un'attività vulcanica prolungata anche nel lato nascosto, ma con meccanismi magmatici differenti rispetto al lato visibile. Inoltre, la missione ha fornito misurazioni in situ del tasso di radon e delle emissioni di ioni negativi sulla superficie, dati cruciali per comprendere l'interazione tra il vento solare e la regolite lunare non protetta. Chang'e 6 non ha solo portato a terra dei sassi, ma ha fornito il tassello mancante per ricostruire la storia violenta del sistema Terra-Luna, confermando che i due volti del nostro satellite raccontano due storie geologiche distinte che solo ora stiamo iniziando a leggere con chiarezza.