È la notte fonda del 9 marzo 2008 a Kourou, Guyana Francese. Sulla rampa ELA-3 del Centre Spatial Guyanais, i riflettori illuminano il vettore Ariane 5 ES, una variante inedita del colosso europeo, appositamente modificata per sollevare il carico più pesante e complesso mai affidato a un razzo dell'ESA. Sotto la carenatura di testa, infatti, non c'è il solito satellite per telecomunicazioni destinato all’orbita geostazionaria, ma un cilindro di quasi 20 tonnellate battezzato ATV-1 Jules Verne. La tensione al centro di controllo Jupiter e, in parallelo, all'ATV-CC di Tolosa è palpabile: si tratta del primo volo dell’Automated Transfer Vehicle, una nave cargo robotica grande come un autobus a due piani, progettata per agganciarsi autonomamente alla Stazione Spaziale Internazionale.
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È l’8 marzo 1986, una giornata che segna il culmine operativo per la giovane astronautica giapponese. Presso il centro di controllo dell’ISAS (Institute of Space and Astronautical Science), l’atmosfera è carica di una tensione composta, tipica delle grandi manovre orbitali. La sonda Suisei, lanciata l’anno precedente come parte della missione Planet-A, si sta avvicinando inesorabilmente al suo obiettivo: la Cometa di Halley. Dopo il passaggio della gemella Sakigake avvenuto pochi giorni fa a grande distanza, tocca ora a Suisei osare di più, penetrando nelle regioni più interne dell’interazione solare-cometaria. I monitor della stazione di terra di Usuda, con la sua imponente antenna parabolica da 64 metri, mostrano una telemetria stabile mentre il veicolo spaziale danza nel vuoto a una velocità relativa impressionante rispetto al nucleo della cometa.
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È l’alba orbitale del 7 marzo 1969. Nello spazio cislunare simulato, in orbita bassa terrestre, si sta consumando uno dei momenti più critici dell’intero programma spaziale degli Stati Uniti. La missione è Apollo 9 e l’equipaggio è sveglio da ore, impegnato in una check-list serrata che non ammette errori. Per la prima volta nella storia, un equipaggio umano si appresta a manovrare un veicolo progettato esclusivamente per il vuoto spaziale, privo di scudo termico e incapace di rientrare in atmosfera: il Modulo Lunare (LM), battezzato per l’occasione Spider.
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È la sera del 6 marzo 2009 a Cape Canaveral, Florida. Sulla rampa di lancio 17-B della Air Force Station, le luci dei riflettori illuminano il profilo snello del razzo Delta II, veterano dei lanci spaziali, che porta sulla sommità un carico destinato a riscrivere i libri di astronomia: il telescopio spaziale Kepler. Le condizioni meteorologiche sono favorevoli, il vento è nei limiti e la finestra di lancio, sebbene istantanea per missioni interplanetarie complesse, stasera offre margine sufficiente per le procedure di caricamento del propellente criogenico. Al centro di controllo missione, i tecnici della United Launch Alliance e della NASA monitorano le ultime stringhe di telemetria. Il sondaggio finale "Go/No-Go" ha dato esito positivo per tutti i sottosistemi.
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È il 5 marzo 1979 e al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena l’atmosfera nella sala di controllo è satura di una tensione elettrica, scandita non dal vociare umano ma dal flusso di dati binari che scorre sui monitor a fosfori verdi. La sonda Voyager 1 sta affrontando il momento critico della sua esistenza operativa: il massimo avvicinamento a Giove. Non si tratta solo di scattare fotografie, ma di sopravvivere. Il veicolo spaziale sta penetrando, a una velocità relativa vertiginosa, nel cuore delle fasce di radiazione del gigante gassoso, un ambiente così ostile da poter friggere l’elettronica di bordo in pochi istanti. I controllori di volo osservano con apprensione i valori dei contatori di particelle cariche, mentre la sonda esegue autonomamente la sequenza di comandi caricata giorni prima; a quasi 40 minuti luce di distanza dalla Terra, ogni intervento diretto è impossibile. Il comando e il controllo sono affidati interamente ai computer di bordo, che devono gestire il puntamento della piattaforma di scansione con gli strumenti scientifici mentre il pianeta ruota e si ingrandisce a vista d’occhio nel campo visivo.
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- 4 marzo: Voyager 1 e la scoperta dell’anello di Giove durante il flyby
- 3 marzo: Apollo 9 e il primo attracco con il Modulo Lunare in orbita terrestre
- 2 marzo: Rosetta verso la cometa 67P, il lancio perfetto e le scoperte che cambiarono tutto
- 1 marzo: Venera 13, il primo panorama a colori e l’analisi del suolo su Venere