È la notte fonda del 9 marzo 2008 a Kourou, Guyana Francese. Sulla rampa ELA-3 del Centre Spatial Guyanais, i riflettori illuminano il vettore Ariane 5 ES, una variante inedita del colosso europeo, appositamente modificata per sollevare il carico più pesante e complesso mai affidato a un razzo dell'ESA. Sotto la carenatura di testa, infatti, non c'è il solito satellite per telecomunicazioni destinato all’orbita geostazionaria, ma un cilindro di quasi 20 tonnellate battezzato ATV-1 Jules Verne. La tensione al centro di controllo Jupiter e, in parallelo, all'ATV-CC di Tolosa è palpabile: si tratta del primo volo dell’Automated Transfer Vehicle, una nave cargo robotica grande come un autobus a due piani, progettata per agganciarsi autonomamente alla Stazione Spaziale Internazionale.
Alle 04:03 UTC, i motori Vulcain 2 ruggiscono, seguiti dall'accensione dei due booster laterali a propellente solido che squarciano il buio tropicale. L'ascensione è nominale, ma la vera sfida tecnica inizia dopo lo sgancio del primo stadio. Per inserire il veicolo sulla traiettoria precisa richiesta per l’inseguimento della ISS (inclinata di 51,6 gradi), lo stadio superiore EPS deve compiere una manovra inusuale per un Ariane: riaccendere il motore Aestus due volte. La prima accensione stabilizza l'orbita ellittica, poi segue una fase balistica di quasi un'ora in cui il veicolo sorvola l'Atlantico e l'Europa. La telemetria scorre fluida sugli schermi mentre il controllo missione attende la seconda, critica accensione per circolarizzare l’orbita a 260 km di quota.
Il segnale conferma il successo della manovra e la corretta separazione del veicolo. Pochi minuti dopo, i sensori confermano l'apertura dei quattro pannelli solari a forma di "X", caratteristica distintiva dell'ATV. Tuttavia, l'aggancio non può avvenire subito. La ISS sta per ricevere lo Space Shuttle Endeavour e le regole di sicurezza impongono che il cargo europeo resti in attesa. Jules Verne entra quindi in una "phasing orbit", un’orbita di parcheggio dove inizierà giorni di test critici ai sistemi di propulsione e avionica, orbitando a debita distanza dalla stazione come un predatore paziente, in attesa che il porto di attracco sul modulo Zvezda si liberi per la sua prima, storica manovra di avvicinamento.
Concluso con un rientro distruttivo controllato sopra il Pacifico il 29 settembre 2008, il volo inaugurale dell'ATV ha segnato uno spartiacque nella storia dell'astronautica europea, trasformando l'ESA da semplice passeggero a partner logistico indispensabile del programma ISS. I risultati ingegneristici ottenuti con Jules Verne sono andati ben oltre il semplice rifornimento di cibo, ossigeno e propellente. La missione ha validato sul campo una tecnologia di guida, navigazione e controllo (GNC) di precisione assoluta: utilizzando "videometri" a laser e telegoniometri, il veicolo è stato in grado di calcolare la propria posizione relativa rispetto alla stazione e di attraccare autonomamente con un margine di errore inferiore a pochi centimetri, senza alcun intervento umano diretto, una capacità fino ad allora appannaggio quasi esclusivo dei veicoli russi Progress.
Durante i sei mesi di permanenza in orbita, Jules Verne ha dimostrato anche la sua funzione di "rimorchiatore spaziale". Utilizzando i propri motori principali, ha eseguito diverse manovre di reboost per innalzare l'orbita della ISS, contrastando il decadimento dovuto all'attrito atmosferico e risparmiando così il prezioso propellente dei moduli della stazione stessa. Le analisi post-missione hanno confermato che l'architettura del veicolo era talmente robusta da superare le specifiche originali, in particolare nella gestione termica e nella precisione delle manovre orbitali.
L'eredità più tangibile di questa missione, tuttavia, non risiede solo nelle tonnellate di rifornimenti consegnati, ma nel DNA tecnologico che ha lasciato. I sistemi di propulsione e di gestione dell'energia sviluppati per l'ATV costituiscono oggi il cuore dell'European Service Module (ESM) della navicella Orion della NASA. Ciò significa che la tecnologia validata quella notte di marzo del 2008 è la stessa che oggi fornisce spinta, elettricità e supporto vitale agli astronauti delle missioni Artemis dirette verso la Luna.