La scelta del telescopio é stata forzata. Dalla postazione fissa infatti la cometa non era visibile in quanto la zona di cielo interessata era coperta dalla mia abitazione. Abbiamo quindi deciso di utilizzare la strumentazione leggera, telescopio C5 e montatura CG5 GT, installata sul balcone che guarda a nord-est. Avevamo anche l'alternativa di andare in quota con il camper ma vista la dispersione spettrale non avremmo guadagnato molto in termini di SNR. Infatti l'impatto dell'inquinamento luminoso sugli spettri é stato minimo (limitato a un paio di righe e nessun continuo, neanche la campana attorno al doppietto del sodio dovuta alle lampade HPS). Le cose sarebbero state diverse utilizzando il reticolo da 150 l/mm (spettro a bassa risoluzione), stesso discorso se avessimo voluto fare imaging classico, dove l'inquinamento viene registrato integralmente.
Il profilo spettrale della cometa Lovejoy ottenuto unendo i due spettri. In alto lo spettro bidimensionale, cioé quanto registrato nel frame con il nucleo cometario in fenditura.
Per identificare gli elementi che determinano le varie righe consiglio di visionare la pagina di Christian Buil: http://www.astrosurf.com/buil/comet/lovejoy/obs.htm dove un suo spettro della stessa cometa é mappato con tutti gli elementi/stati.
Con il crepuscolo abbondantemente iniziato abbiamo tentato la ripresa di un'altra importante regione spettrale, quella in cui si trova la principale emissione del cianogeno (CN). Si tratta dell'emissione piú intensa di tutto lo spettro cometario, altrimenti non avremmo neanche pensato di osservarla nella forte luce crepuscolare.
Spettro 2d e profilo del CN 3880. E' evidente che non si tratta di una sigola riga (come appare in spettri a bassa risoluzione) ma di due distinte bande (R-branch, P-branch) che a loro volta sono composte da tante singole emissioni (non risolte in questo spettro). Questa é una configurazione tipica delle emissioni (ma anche degli assorbimenti) molecolari.
Nella stessa sessione abbiamo osservato anche la stella eta CrB, tipo spettrale G2V, che potra' essere utile per estrarre lo spettro di riflettanza (dividendo il profilo della cometa per quello della stella).
Le condizioni ambientali durante le osservazioni erano davvero disagevoli (-3.3 gradi, umiditá 98%) nonostante non fossimo in montagna. Per fortuna abbiamo potuto riscaldarci in casa per brevi momenti grazie soprattutto alla funzione di autoguida sul falso nucleo della cometa. PHD ha lavorato perfettamente nonostante l'inclinazione degli assi AR/DEC di circa 70 gradi (necessaria per posizionare opportunamente la fenditura). E che dire della piccola montatura? Con i carter coperti di ghiaccio, la testa completamente sbilanciata per il peso dello spettroscopio/ccd, puntava e inseguiva alla perfezione! Ad un certo punto durante il crepuscolo la Lodestar ha perso l'aggancio al nucleo per il chiarore di fondo ma la cometa é rimasta ugualmente in fenditura (siamo a 1300 mm di focale)...
At work: Il nucleo della cometa in luce diurna... Strumentazione dell'astrofilo "balconista sub-urbano" (si, sono un trasformista!)
Ciao ciao
Paolo