Il "fare e rifare"

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maxcaimmi
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Il "fare e rifare"

Messaggio da maxcaimmi »

L'avere a disposizione delle "scatolette magiche" che non appena le accendi sfornano immagini un tempo impensabili, può esser un danno per un novello astrofilo.
No, non sono impazzito, e spiego il perchè di quest’affermazione.

L'immediatezza di questa favolosa tecnologia rischia di farci soffermare solo sui risultati ottenuti subito, facendoci credere che il limite che vediamo sia imposto dagli strumenti e/o da altri fattori, senza pensare che gran parte potrebbe dipendere dalle nostre capacità.
Questo purtroppo contribuisce anche a mettere in cattiva luce la nostra strumentazione (che tanto amiamo, poveretta! ) facendo credere a noi ed agli altri, che non potrà darci più di quel che vediamo nell’immediato.
Ai nostri tempi (anni 80-90) l'astronomia era fatta di pellicole chimiche col difetto di reciprocità (c'è chi ha recentemente vinto un Nobel per averci liberato da questo mostro! :D ;D) e di elusivi oggetti al limite dell'invisibilità, che se solo davano un minimo cenno della loro presenza sul negativo, era già un grandissimo successo.
Questi stessi oggetti, sulle CCD di oggi, appaiono già da subito luminosissimi e ricchissimi di dettagli, e tendiamo quindi a pensare che questo sia il solo risultato ottenibile.
A quei tempi inviece, lo "spremere fino all'osso" gli strumenti, la vista, ed anche la sopportazione psico-fisica era all'ordine del giorno per l'astrofilo.
Una vitaccia rispetto ad oggi, ma c'era un grosso lato positivo...  questo approccio alle difficoltà, aiutava a prender coscienza delle innumerevoli variabili in gioco e ci costringeva ad inventare qualcosa per porvi rimedio.
Molto spesso bastava semplicemente fare quello che serviva con un pò più di attenzione e cura, ed il "fare e rifare" le stesse cose ci migliorava, e dimostrava a noi stessi e agli altri che il limite raggiunto fin lì, non era ancora quello strumentale.
Poco più di un anno fa mi buttai nel mondo dell'astronomia digitale, e posso garantirvi che ho vissuto una sorta di "resurrezione" di fronte all'incredibile potenza di questi strumenti.
Ciò che riuscivano a fare era infinitamente superiore a quello che ero abituato a vedere sulle pellicole, ma nonostante questo non mi soffermai alla prima apparenza, magari proprio perché abituato ad affrontare l’astronomia e le sue difficoltà con i vecchi metodi.
L'aver vissuto "l'astronomia analogica", passatemi il termine  ;), mi ha quindi aiutato a capire che c'era un grosso margine di miglioramento da superare, e che posso farlo con l'unico metodo che conosco (e che posso permettermi  ;D) ovvero quello del "fare e rifare".
Oggi sono estremamente felice nel costatare che anche in questa nuova era digitale il metodo non fallisce... ho provato ad evidenziare i piccoli miglioramenti che ho ottenuto nell'immagine che allego.
E' un particolare della Bubble Nebula, ripresa in 3 frame diversi; la prima con CCD appena acquistata e montata sul vecchio SC 10" f6.3, la seconda appena sostituito con il nuovo C9.25, e la terza ieri notte.
Le versioni integrali sono in galleria, ma credo che già da qui, tralasciando i tempi diversi di ripresa, si può parzialmente apprezzare il miglioramento dovuto alla maggior pratica acquisita.
Non pensate male!
Tutto questo non vuole di certo essere un'auto celebrazione, né tanto meno un insegnamento, ma soltanto uno stimolo per chi, volendo migliorare i risultati ottenuti finora, magari pensa già di sostituire il proprio strumento senza averlo ancora spremuto per benino.
Spremete, spremete... c’è ancora tanto da tirar fuori da questi tubi!!!  :D :D  ;)
Allegati
NGC7635_RAFFR.jpg
Ultima modifica di maxcaimmi il 17 ott 2009, 23:41, modificato 1 volta in totale.
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Paolo
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Re: Il "fare e rifare"

Messaggio da Paolo »

Max, mi sembra che questo argomento sia legato a quanto si sta discutendo qui: http://quasar.teoth.it/index.php?option ... topic=1459
Adesso i topic sono pure nidificati... ;)

Hai tracciato il tipico percorso dell'appassionato di fotografia astronomica. E' vero ed e' normale che all'inizio si e' entusiasti per risultati anche davvero modesti, figuriamoci quanto e' facile accontentarsi con il digitale che in qualche istante, giusto il tempo di prendere degli shots per centrare il soggetto, ti mostra piu' di quanto usciva con un ora di esposizione su pellicola (pero' non tutti lo sanno...). Ma non bisogna per questo fermarsi. Se uno la passione ce l'ha veramente, di sicuro va avanti e avra' modo di meravigliarsi scoprendo come i limiti, all'apparenza ben delineati e saldi, si spostano invece man mano che l'esperienza cresce.

L'esperienza della fotografia astronomica con le emulsioni, protratta per tanti anni, sicuramente e' propedeutica anche all'attivita' con le tecniche moderne. Ovviamente la ragione non e' legata al tipo di sensore (la manipolazione della pellicola non c'entra quasi nulla con le tecniche in uso nel digitale), ma all'approccio con cui l'astrofilo cerca di risolvere i problemi che si trova davanti. Ai tempi delle emulsioni erano davvero tanti, basta pensare alle pose uniche di piu' di un'ora (era richiesto un centramento al polo di una precisione elevatissima), al fatto che il soggetto (ma anche le stelle di campo) quasi sempre non era visibile nel mirino della reflex, alla guida manuale pulsantiera alla mano e posizioni da contorsionista. E che messa a fuoco potevi fare guardando attraverso quello scuro mirino? Tutti problemi da risolvere, altrimenti niente risultati.

Anche oggi c'e' manualita' prima e dopo il momento dell' acquisizione dell'immagine (preparazione degli strumenti, interventi sul telescopio, ecc.) e per questa fase direi che chi ha (soprav)vissuto l'epoca analogica e' sicuramente ben ferrato. Il modo in cui si svolgono le operazioni (il "rito", dicevi nell'altro topic) che ripetiamo ogni volta al buio secondo me ha un notevole peso nell'efficienza e quindi nel risultato finale.

C'e' poi la parte nuova, seduti davanti ad un PC. E' richiesto un minimo di dimestichezza con i calcolatori naturalmente ma anche qui, il fatto di "scoprire" tanti dettagli e tanta profondita' mentre si provano i vari parametri grafici  crea una importante tensione verso il risultato. La grande motivazione mette in moto la volonta' di risolvere i tanti problemi che si presentano anche in questa fase.

Morale... a mio avviso non serve essere dei maghi del computer, e' piu' importante avere motivazione e metodo, non c'e' nulla di difficile e tutto si puo' apprendere. Per questo sono certo che chi ha vissuto un lungo percorso che sconfina nel mondo della pellicola si trovera' sicuramente meglio di chi ha cominciato a fotografare nell'era "moderna". Tengo a precisare che partire con un'esperienza simile non e' una necessita' perche' ci sono comunque astrofotografi bravissimi nati con il digitale. Tutto dipende da come ci si applica. Possedere un buon metodo (proveniente da qualunque altra attivita') e' una garanzia di successo. Il tuo "fare e rifare" e' sinonimo anche di pazienza, forse il piu' importante dei requisiti. Sono convinto che tutti possono con l'esperienza fare astrofotografia di qualita', ma molti si perdono per strada per la fretta di raggiungere i risultati. Al contrario questa pratica va "digerita" lentamente...

Adesso la finisco perche' stiamo mostrando tutta la nostra "vecchiaia" e rischiamo di sembrare due arteriosclerotici... Gli altri vecchi non dicono nulla, i giovani neanche... e' meglio che ce ne torniamo alla nostra amata attivita' pratica! ;)

Ciao ciao
Paolo
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maxcaimmi
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Re: Il "fare e rifare"

Messaggio da maxcaimmi »

Spero proprio che i giovani diventino molti di più dei vecchietti, ed è per questi ultimi che ho voluto lasciare una piccola "traccia" di quello che ritengo veramente indispensabile in astronomia... Passione e Pazienza.
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