Cosa ci permette di osservare il piccolo reticolo a diffrazione montato su un C5? Sembra strano ma probabilmente piu' di quanto riesce a discernere un grosso telescopio in campo ottico, visuale o fotografico che sia...
Un po' di pratica. Ho posto il reticolo a circa 75 mm dal sensore in modo da ottenere uno spettro piu' ampio possibile mantenendo nel campo di ripresa anche la sorgente in ordine zero. La media di 40 pose da 2 secondi mostra il pianeta (puntiforme) e il suo spettro disperso sul lato destro:
Lo spettro e' in bianco e nero perche' ho usato un sensore monocromatico, ma si puo' immaginare che contenga tutti i colori dell'iride a partire dal violetto a sinistra fino al rosso profondo sulla destra. Le discontinuita' nello spettro sono in pratica le variazioni di intensita' registrate dal sensore a seconda del colore o, che e' lo stesso, della lunghezza d'onda.
I sensori non sono sensibili allo stesso modo nei vari colori. Cio' non causa le varie discontinuita' che si osservano (si vedra' in seguito), tuttavia sono tipicamente poco sensibili al violetto e all'infrarosso mentre la sensibilita' e' piu' alta nella regione centrale del visibile. Lo spettro sopra e' quindi uno spettro comunque alterato, "sagomato" dalla diversa sensibilita' ai colori della strumentazione utilizzata.
Nessun problema! Esiste un rimedio infallibile per correggere le intensita' e portarle ad un livello reale, come se il nostro sensore fosse perfetto e non avesse le "defaiances" in alcune regioni spettrali. Basta prendere lo spettro di una stella, definita di calibrazione. In pratica, oltre lo spettro del target, ogni osservazione spettroscopica prevede anche la ripresa di una stella, scelta in base al tipo spettrale. Il suo spettro viene messo a confronto con uno calibrato in modo rigoroso (disponibile sul web oppure nelle librerie a corredo dei software di trattamento) e le differenze vengono usate per trovare la cosiddetta "risposta strumentale", ovvero le variazioni di sensibilita' del sistema alle varie lunghezze d'onda. Una volta nota la risposta strumentale, e' facile correggere lo spettro del target applicando un fattore moltiplicativo che varia in funzione della lunghezza d'onda.
Con Visual Spec ho fatto tutto questo utilizzando Delta Aquarii (SAO 165375), di tipo A3V, che si presenta adatta allo scopo sia per il continuo di grande estensione e dall'andamento "morbido", sia per la presenza di alcune righe di assorbimento che consentono raggiungere una buona precisione nella calibrazione in lunghezza d'onda. Nel grafico seguente si puo' osservare il profilo spettrale, estratto dall'immagine sopra, senza alcun trattamento e quello corretto per la risposta strumentale:
C'e' una bella differenza e questo giustifica il lavoro extra per la correzione. Inoltre solo cosi' puo' essere messo a confronto con altri spettri presi con strumentazione differente o con spettri di riferimento. Senza correzione per la risposta strumentale avremmo tanti diversi andamenti del profilo spettrale per altrettante camere CCD, reticoli ed ottiche usate. Variazioni che pero' nulla hanno a che fare con la luce proveniente dal soggetto studiato.
Torniamo al nostro risultato. Cosa aspettarsi da questo spettro? La prima considerazione e' che la superficie di Urano riflette la luce del Sole e, se la riflessione fosse pura, lo spettro risulterebbe identico a quello del Sole.
Lo spettro del Sole (stella di tipo G2V) è noto e disponibile nella libreria di Visual Spec. E' interessante allora fare un confronto ma prima e' bene adattare la risoluzione a quella del nostro spettro. Gli spettri in libreria, infatti, sono ottenuti con spettroscopi a fenditura e sono caratterizzati da una risoluzione superiore a quanto ottenibile con il reticolo a diffrazione. Per questo ho usato l'apposta funzione "Spline" di VSpec.
Possiamo definire i due profili come il contenuto spettrale della luce incidente e di quella riflessa.
Salta subito all'occhio come i due profili non siano affatto uguali. Ci sono profonde differenze nella parte centrale e destra dello spettro. L'atmosfera gassosa e ghiacciata di Urano opera evidentemente degli intensi assorbimenti soprattutto nella regione nel rosso ed IR.
Possiamo isolare le differenze tra il contenuto spettrale della luce incidente e quello della luce riflessa dividendo lo spettro di Urano per quello del Sole. Il risultato e' un profilo che mostra le sole alterazioni del profilo operate dall'atmosfera del pianeta (notare che se gli spettri del Sole e di Urano fossero stati identici la divisione avrebbe prodotto un profilo perfettamente orizzontale).
Sul sito della NASA "PDS: The Planetary Atmospheres Data Node" (http://pds-atmospheres.nmsu.edu/cgi-bin ... =gbat_0001) e' disponibile un file dati relativo all'assorbimento operato dalle molecole del metano a bassa temperatura (Karkoschka and Tomasko (1992) ICARUS 97, 161-181).
I valori sono relativi al coefficiente di assorbimento del gas per lunghezza d'onda. Espressi in forma logaritmica, possono essere usati per simulare un profilo di laboratorio relativo agli assorbimenti del metano. Ho utilizzato un foglio Excel per importare il file, operare il logaritmo e salvare in formato DAT, compatibile con Visual Spec. Anche per questo profilo si e' provveduto ad un adattamento della risoluzione mediante la funzione Spline di VSpec.
Il confronto del profilo di assorbimento del metano, cosi' ottenuto, con la divisione dello spettro di Urano per quello del Sole, è la chiave di volta per l'interpretazione del nostro spettro. La correlazione tra le caratteristiche spettrali dell'atmosfera planetaria e gli assorbimenti operati dal metano, come si vede, è notevole.
L'analogia tra i due profili mostra come gli intensi assorbimenti dello spettro ottico di Urano siano effettivamente dominati dal metano presente nella sua atmosfera, nonostante sia noto che il gas rappresenti solo il 2.3% della composizione, contro 15% di elio e 83% di idrogeno molecolare. A differenza di questi ultimi il metano interagisce con la luce visibile in modo piu' evidente e gli effetti sono ben apprezzabili anche osservando uno spettro a bassa risoluzione come questo. Tali assorbimenti sono, tra l'altro, il motivo per cui il pianeta ci appare al telescopio con una colorazione tendente al verde/azzurro.
Non ho basi scientifiche per fare altre considerazioni ma, dopo questa osservazione, di una cosa sono sicuro: il metano su quel pianeta, anche se poco, c'e'!
Ciao ciao
Paolo