La settimana astronomica che si apre sabato 7 novembre e si conclude venerdì 13 novembre 2026 rappresenta uno dei periodi osservativi più propizi dell'intero autunno per la comunità degli astrofili italiani. Il fattore determinante di questa finestra osservativa è il novilunio, che si perfeziona nella mattinata di lunedì 9 novembre. L'assenza totale del disturbo luminoso del nostro satellite naturale garantisce notti con cieli perfettamente bui sin dalle prime ore serali, offrendo condizioni ottimali sia per il monitoraggio visuale di dettagli deboli sia per sessioni di astrofotografia a lunga posa su nebulose, galassie e ammassi stellari.

La configurazione planetaria risulta divisa in due quadri distinti ma complementari. La prima metà della notte è dominata dai giganti inanellati e dai confini del Sistema Solare: Saturno e Nettuno sono perfettamente posizionati nelle prime ore serali, mentre Urano si approssima all'opposizione annuale, risultando visibile per l'intera durata della notte tra le stelle del Toro. Dalla mezzanotte in poi, la scena celeste muta radicalmente con l'ascesa a est di un autentico corteo planetario composto da Giove e Marte, impegnati in una spettacolare marcia di avvicinamento reciproco nella costellazione del Leone, a cui si aggiungono nel crepuscolo mattutino una luminosissima Venere in congiunzione con la stella Spica e un elusivo Mercurio al termine del proprio moto retrogrado. A completare il quadro autunnale concorre lo sciame meteorico delle Tauridi Nord, che raggiunge il picco nella notte del 12 novembre in condizioni di totale oscurità lunare, regalando la concreta opportunità di immortalare spettacolari bolidi a lenta traiettoria.

🪐 PIANETI

Il panorama planetario della seconda settimana di novembre 2026 si distingue per una ricchezza dinamica straordinaria. Le ore serali consentono un'agevole ricognizione dei pianeti esterni a ovest e al meridiano, mentre la seconda parte della notte offre le condizioni più stabili e remunerative per l'alta risoluzione planetaria sui giganti gassosi e sui pianeti rocciosi, grazie all'elevata altezza sull'orizzonte raggiunta da Giove e Marte nelle ore che precedono l'aurora.

🪐 Mercurio

Il pianeta più interno compie un'evoluzione fondamentale nel corso della settimana. Trovandosi nella fase conclusiva del suo moto retrogrado, Mercurio raggiunge il punto stazionario proprio venerdì 13 novembre, invertendo il proprio moto apparente tra le stelle per riprendere la marcia diretta verso la massima elongazione occidentale della terza decade del mese. La sua osservabilità è confinata all'orizzonte orientale-sud-orientale durante il crepuscolo mattutino, rendendolo una sfida interessante per gli osservatori equipaggiati con un orizzonte limpido e sgombro da ostacoli artificiali od orografici.

All'inizio della settimana, il 7 novembre, Mercurio sorge alle 05:48 CET (04:48 UTC) a Roma, anticipando l'alba solare di circa un'ora e sette minuti, con una magnitudine apparente di +0.9 e un diametro angolare di 8.2 secondi d'arco. Con il passare dei giorni, la frazione illuminata del suo disco (fase) cresce rapidamente passando dal 32% al 48%, producendo un marcato incremento di luminosità: il 13 novembre il pianeta sorge alle 05:32 CET (04:32 UTC), culmina alle 11:02 CET (10:02 UTC) e brilla con magnitudine +0.2 a un'altezza di circa 10° sopra l'orizzonte est all'inizio del crepuscolo civile. A Milano il sorgere avviene con un ritardo medio di circa 14 minuti, mentre a Palermo il pianeta si leva circa 6 minuti prima rispetto alla capitale, godendo di un'inclinazione dell'eclittica leggermente più favorevole. Dal punto di vista strumentale, l'osservazione telescopica visuale richiede oculari a corta focale o lenti di Barlow apocromatiche per superare i 150 ingrandimenti; a causa della forte dispersione atmosferica a bassa quota, è imperativo l'uso di un correttore di dispersione atmosferica (ADC, Atmospheric Dispersion Corrector) in abbinamento a un filtro arancione (Wratten 21) o rosso chiaro (Wratten 23A) per calmierare il cromatismo differenziale e migliorare la definizione della cuspide illuminata.

✨ Venere

Il "Pianeta del Mattino" domina incontrastato la volta orientale prima dell'alba con il suo inconfondibile splendore argenteo. Posizionato all'interno della costellazione della Vergine, l'astro si rende protagonista all'inizio della settimana di una magnifica congiunzione con Spica (Alfa Virginis), offrendo un contrasto cromatico notevole tra la luce bianca e fredda del pianeta e la radiazione azzurra della stella di prima magnitudine. La visibilità di Venere è eccellente, estendendosi per oltre due ore e mezza nel cielo scuro e nella prima aurora.

Il 7 novembre, da Roma, Venere sorge alle 04:36 CET (03:36 UTC), culmina in pieno giorno alle 10:14 CET (09:14 UTC) a un'elevazione di 36° e tramonta alle 15:52 CET (14:52 UTC). Al termine della settimana, il 13 novembre, il sorgere è posizionato alle 04:42 CET (03:42 UTC). La magnitudine integrata si attesta su un ragguardevole valore di -4.1, con un diametro apparente di circa 20.4 secondi d'arco e una fase di dicrotomia che mostra il disco illuminato per il 57%. L'elevata brillantezza superficiale rende l'osservazione visuale al buio soggetta a un forte abbagliamento; si consiglia vivamente di osservare il pianeta durante la transizione crepuscolare o in pieno giorno, oppure di ricorrere a un filtro polarizzatore variabile o a un filtro neutro a densità ottica ND 0.6/0.9. Per gli astrofotografi planetari dotati di sensori CMOS monocromatici veloci, l'utilizzo di filtri ultravioletti (UV Venus filter a 350-380 nm) o di filtri nel vicino infrarosso (IR Pass 850 nm o 1000 nm) montati su tubi ottici privi di aberrazione cromatica (specchi puri Newton o Cassegrain/Maksutov) permetterà di estrarre le delicate bande di assorbimento della densa coltre di anidride carbonica e acido solforico che ne avvolge l'atmosfera.

🪐 Marte

Il Pianeta Rosso è il protagonista dinamico della notte fonda e del primo mattino. Muovendosi di moto diretto all'interno della costellazione del Leone, Marte si dirige verso la spettacolare congiunzione stretta con Giove prevista a metà novembre. La sua luminosità e le sue dimensioni angolari continuano a mostrare una crescita costante man mano che la distanza geocentrica diminuisce in avvicinamento all'opposizione fissata per febbraio 2027. Per gli osservatori italiani, la sua collocazione equatoriale e boreale assicura altezze strumentali eccellenti al meridiano.

Da Roma, il 7 novembre Marte sorge alle 23:36 CET (22:36 UTC), culmina a sud alle 06:22 CET (05:22 UTC) raggiungendo un'altezza di oltre 57° sull'orizzonte e tramonta alle 13:08 CET (12:08 UTC). Il 13 novembre il sorgere anticipa alle 23:25 CET (22:25 UTC), con culminazione alle 06:14 CET (05:14 UTC). La magnitudine apparente cresce da +0.6 a +0.5 nel corso dei sette giorni, mentre il diametro angolare raggiunge i 7.9 secondi d'arco, con una frazione illuminata del 90% che evidenzia una netta fase gibbosa. Sebbene le dimensioni angolari siano ancora contenute, l'elevata altezza sull'orizzonte mitiga gli effetti del seeing a bassa frequenza. Strumenti da 200 mm a f/15 o f/20 consentono di individuare con certezza la piccola calotta polare e le conformazioni scure di albedo più estese, come Syrtis Major e il Mare Tyrrhenum. Si consiglia l'impiego di filtri arancione (Wratten 21) per esaltare i contrasti tra le pianure desertiche e le formazioni scure, nonché di un filtro blu (Wratten 80A) per individuare eventuali nubi orografiche o velature di ghiaccio atmosferico.

🪐 Giove

Il re dei pianeti condivide il palcoscenico notturno con Marte nel cuore della costellazione del Leone, posizionato pochi gradi a nord-ovest rispetto alla stella Regolo (Alfa Leonis). Per tutta la settimana, Giove costituisce il faro incontrastato del cielo post-mezzanotte, attirando lo sguardo con la sua luce ferma e potente. La configurazione celeste che lo vede affiancato a Marte a breve distanza angolare offre una vista a occhio nudo e con strumenti a largo campo di straordinario impatto estetico.

Dal punto di vista delle effemeridi geocentriche per Roma, il 7 novembre Giove sorge alle 23:44 CET (22:44 UTC), culmina alle 06:28 CET (05:28 UTC) ad un'altitudine di quasi 58° e tramonta alle 13:12 CET (12:12 UTC). Il 13 novembre l'inizio della visibilità anticipa alle 23:22 CET (22:22 UTC), con passaggio al meridiano alle 06:06 CET (05:06 UTC). La magnitudine apparente tocca un brillante valore di -2.1, accompagnata da un maestoso diametro equatoriale di 38.6 secondi d'arco. L'elevata altitudine raggiunta prima dell'alba colloca Giove ben al di sopra dello strato limite planetario troposferico locale, aprendo finestre di seeing ottimali per l'imaging ad alta risoluzione. Attraverso telescopi Schmidt-Cassegrain o Newtoniani da almeno 150-250 mm di apertura, l'osservazione visuale svela la complessa trama della Banda Equatoriale Nord (NEB, North Equatorial Belt) e della Banda Equatoriale Sud (SEB, South Equatorial Belt), ricche di festoni, ovali bianchi e l'imponente transito della Grande Macchia Rossa (GRS, Great Red Spot). In astrofotografia, la tecnica del lucky imaging con sensori CMOS a basso rumore di lettura (come i moderni sensori a colori basati su IMX678 o monocromatici IMX585), combinata a derotazioni WinJOS tramite stack di filmati da 90-120 secondi, permetterà di risolvere dettagli fini nelle regioni temperate e polari gioviane, oltre alle proiezioni d'ombra dei quattro satelliti medicei sul disco planetario.

🪐 Saturno

Il pianeta con gli anelli costituisce il punto di riferimento assoluto per le sessioni osservative della prima parte della notte. Collocato nella porzione occidentale della costellazione dei Pesci, vicino al confine con la Balena, Saturno è comodamente visibile già al calare dell'oscurità serale, culminando a sud durante le ore di migliore fruibilità per il pubblico e gli appassionati prima di declinare verso ovest nella seconda metà della notte.

A Roma, il 7 novembre Saturno è osservabile al termine del crepuscolo astronomico, raggiunge la massima altezza al meridiano (circa 41° sopra l'orizzonte sud) alle 20:38 CET (19:38 UTC) e si inabissa sotto l'orizzonte occidentale alle 02:08 CET (01:08 UTC del giorno successivo). Il 13 novembre la culminazione anticipa alle 20:14 CET (19:14 UTC), con il tramonto alle 01:44 CET (00:44 UTC). La magnitudine apparente si stabilizza a +0.7, con il globo che sottende un asse equatoriale di 18.0 secondi d'arco e il complesso degli anelli che si estende per 41.5 secondi d'arco. La caratteristica saliente del periodo 2026 risiede nella geometria d'apertura degli anelli: la Terra osserva il sistema saturniano da un angolo di elevazione sub-terrestre estremamente ridotto (inferiore a 2°). Gli anelli appaiono come una lama sottilissima che trafigge il disco del pianeta, gettando una netta riga d'ombra scura sull'emisfero del globo. Questa peculiare configurazione riduce la superficie riflettente complessiva degli anelli ma esalta visivamente le delicate sfumature cromatiche delle fasce temperate del globo atmosferico. Con strumenti da 100-150 mm di diametro è possibile seguire comodamente la corte dei satelliti principali, capitanati dal brillante Titano (mag. +8.5), seguito da Rea, Dione, Teti e Giapeto, quest'ultimo particolarmente favorevole nella sua elongazione occidentale.

🪐 Urano

Il gigante ghiacciato si trova nella costellazione del Toro, posizionato alcuni gradi a sud-ovest dell'ammasso aperto delle Pleiadi, in una posizione eccezionalmente favorevole all'osservazione. L'astro sta infatti convergendo verso la propria opposizione al Sole, che si compirà alla fine del mese (25 novembre), risultando pertanto visibile per l'intero arco delle ore di buio con un'elevazione al meridiano straordinaria per le latitudini italiane, pari a circa 63°.

Nel dettaglio delle effemeridi per Roma, il 7 novembre Urano sorge alle 17:28 CET (16:28 UTC), culmina all'apice della notte alle 00:44 CET (23:44 UTC del 7 novembre) e tramonta alle 08:00 CET (07:00 UTC). Il 13 novembre il pianeta sorge già alle 17:03 CET (16:03 UTC) e culmina alle 00:19 CET (23:19 UTC del 12 novembre). Con una magnitudine integrata di +5.6, Urano si colloca alla portata dell'occhio nudo da cieli montani incontaminati privi di inquinamento luminoso (classe Bortle 1-2). Da contesti suburbani o collinari, un comune binocolo 7x50 o 10x50 permette di rintracciarlo con estrema facilità prendendo come riferimento le stelle del Toro e l'ammasso delle Pleiadi. All'osservazione telescopica, impiegando rifrattori o riflettori da almeno 100-120 mm a ingrandimenti medio-alti (120-180x), il pianeta rivela inequivocabilmente la propria natura non stellare, mostrando un minuscolo ma inconfondibile dischetto di 3.8 secondi d'arco dal tenue colore verde-smeraldo o ciano.

🪐 Nettuno

Nettuno naviga lentamente nelle regioni occidentali dei Pesci, circa 5° a est di Saturno. Essendo reduce dall'opposizione di fine estate, il pianeta più remoto del Sistema Solare si trova ancora in una fase ottimale di visibilità serale, transitando in meridiano nelle primissime ore dopo il tramonto del Sole e garantendo una discreta finestra temporale per il puntamento prima di abbassarsi verso l'orizzonte di sud-ovest.

Le effemeridi calcolate per la capitale indicano che il 7 novembre Nettuno culmina alle 20:06 CET (19:06 UTC) a 44° di altezza e tramonta alle 01:42 CET (00:42 UTC). Il 13 novembre il passaggio in meridiano cade alle 19:42 CET (18:42 UTC), con tramonto posizionato alle 01:18 CET (00:18 UTC). Con una magnitudine apparente di +7.8 e un diametro angolare di appena 2.3 secondi d'arco, Nettuno rimane invisibile all'occhio nudo ma è agevolmente tracciabile con un buon binocolo 10x50 o con il cercatore ottico di un telescopio, purché si disponga di una carta di dettaglio per distinguerlo dalle deboli stelle di campo circostanti. Per confermare visivamente la sagoma del disco planetario è necessario un telescopio di apertura pari o superiore a 150-200 mm operante a oltre 200 ingrandimenti sotto un seeing calmo: Nettuno apparirà come un minuscolo punto azzurro cobalto, dai bordi leggermente sfumati rispetto alla puntiformità rigida delle stelle fisse. Con strumenti dotati di generosa apertura (da 250-300 mm) e sensori ad alta efficienza quantica, l'imaging planetario nel vicino infrarosso (filtro IR Pass 685 nm) può registrare, oltre al pianeta, anche il debole punto luminoso del satellite principale Tritone (magnitudine +13.5).

Parametri planetari ed effemeridi al meridiano (Roma, 10 novembre 2026)
Pianeta Costellazione Mag. Diam. App. (") Fase (%) Sorgere (CET / UTC) Culminazione (CET / UTC) Tramonto (CET / UTC) Finestra osservativa
Mercurio Bilancia +0.5 7.5 40% 05:40 / 04:40 11:00 / 10:00 16:20 / 15:20 Mattutina (crepuscolo est)
Venere Vergine -4.1 20.4 57% 04:39 / 03:39 10:11 / 09:11 15:43 / 14:43 Mattutina (alta a E-SE)
Marte Leone +0.5 7.8 90% 23:30 / 22:30 06:18 / 05:18 13:06 / 12:06 Seconda metà notte / Mattina
Giove Leone -2.1 38.6 99% 23:33 / 22:33 06:17 / 05:17 13:01 / 12:01 Seconda metà notte / Mattina
Saturno Pesci +0.7 18.0 100% 14:46 / 13:46 20:26 / 19:26 01:56 / 00:56 Serale / Prima metà notte
Urano Toro +5.6 3.8 100% 17:15 / 16:15 00:31 / 23:31 07:47 / 06:47 Tutta la notte (meridiano 00:30)
Nettuno Pesci +7.8 2.3 100% 14:14 / 13:14 19:54 / 18:54 01:30 / 00:30 Serale (meridiano 20:00)

🌙 FASI LUNARI

Nel corso della settimana analizzata si verifica la transizione fondamentale del ciclo sinodico lunare:

  • Luna Nuova (Novilunio): Lunedì 9 novembre 2026 alle ore 08:02 CET (07:02 UTC).

In tale istante la longitudine celeste della Luna coincide perfettamente con quella del Sole. Nei giorni immediatamente precedenti (7 e 8 novembre), la Luna si presenta sotto forma di una falce calante finissima visibile prima del sorgere del Sole, bassissima a est-sud-est, immersa nei bagliori dell'aurora. Nei giorni immediatamente successivi (dall'11 al 13 novembre), il nostro satellite si sposta nel quadrante serale, ricomparendo sull'orizzonte occidentale subito dopo il tramonto del Sole come un sottile falcetto crescente, arricchito dal fenomeno della luce cinerea (la debole illuminazione dell'emisfero lunare in ombra provocata dalla luce solare riflessa dagli oceani e dalle nubi terrestri). Dal punto di vista della pianificazione osservativa, l'assoluta assenza di luce parassita per l'intera durata della notte rende questo periodo la finestra ideale per il deep-sky e per la caccia a sorgenti diffuse a basso contrasto.

🛰️ TRANSITI E PASSAGGI DELL'ISS

Durante la settimana considerata, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS, International Space Station) percorre orbite la cui geometria di illuminazione solare e traccia a terra non genera sorvoli contemporaneamente molto luminosi e con elevazione zenitale favorevole dai cieli italiani durante le ore di buio ottimali.

Nessun passaggio ISS particolarmente favorevole visibile dall'Italia nel periodo specificato.

🌑 OCCULTAZIONI E TRANSITI

Per quanto concerne i fenomeni di occultazione lunare o planetaria osservabili dalle coordinate geografiche dell'Italia peninsulare e insulare:

Nessuna occultazione o transito rilevante nel periodo specificato.

Si segnala per rigore scientifico che il 7 novembre si produce un'occultazione lunare di Venere, fenomeno tuttavia non visibile dal bacino del Mediterraneo né dall'Europa, risultando limitato unicamente alle estreme regioni meridionali del Sud America e all'Antartide. In Italia il fenomeno si traduce in un semplice avvicinamento prospettico tra la falce calante e il pianeta nell'aurora del mattino.

🌘 ECLISSI

Nel periodo temporale compreso tra il 7 e il 13 novembre 2026 la linea dei nodi lunari non interseca la congiungente Terra-Sole in corrispondenza del novilunio.

Nessuna eclissi solare o lunare nel periodo specificato.

☄️ ALTRI EVENTI CELESTI

☄️ Comete visibili

Nessuna cometa luminosa facilmente osservabile nel periodo specificato.

I corpi minori attualmente monitorati dalle reti astronomiche internazionali, inclusa la cometa periodica 69P/Taylor che raggiunge il perielio proprio in questo periodo (il 12 novembre), si mantengono su valori di magnitudine integrata compresi tra +12 e +14, collocandosi al di sotto della soglia di rilevabilità visuale per la media strumentazione amatoriale (magnitudine limite convenzionale di +10 per binocoli e telescopi trasportabili) e rimanendo target riservati all'astrometria CCD/CMOS con strumenti di grande diametro.

🌠 Sciami meteorici

Il cielo notturno di metà novembre offre un appuntamento di notevole interesse per i cacciatori di meteore: lo sciame delle Tauridi Nord (codice IAU: NTA). Questo flusso meteorico, generato dai residui polverosi lasciati lungo l'orbita dalla cometa periodica 2P/Encke e da un complesso di detriti associato noto come "complesso delle Tauridi", raggiunge il proprio massimo di attività nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 novembre 2026.

Le condizioni geometriche per l'osservazione sono quest'anno assolutamente perfette: con la Luna Nuova passata da soli tre giorni e la sottile falce crescente già tramontata all'inizio della sera, l'intero ciclo notturno si svolge sotto un cielo privo di chiarore naturale. Il radiante dello sciame è localizzato nella costellazione del Toro, alle coordinate approssimative AR 03h 52m, Dec +22°, a poca distanza a sud delle Pleiadi. Il tasso orario zenitale teorico (ZHR, Zenithal Hourly Rate) è modesto, tipicamente compreso tra 5 e 8 meteore all'ora. Tuttavia, ciò che rende le Tauridi un bersaglio primario per gli astrofili è la composizione granulometrica dei detriti: la corrente è ricca di particelle massicce e ciottoli millimetrici che impattano la mesosfera terrestre a una velocità geocentrica relativamente contenuta, pari a circa 29 km/s. Questa bassa velocità d'ingresso fa sì che le meteore brucino lentamente, tracciando scie lunghe, luminose e persistenti, spesso frammentandosi ed esplodendo in autentici bolidi di magnitudine pari o superiore a -4, capaci di proiettare ombre al suolo e di mostrare splendide colorazioni arancioni e verdastre.

Le osservazioni fotografiche richiedono reflex o mirrorless su cavalletto fisso o astroinseguitore, corredate da ottiche grandangolari veloci (focali comprese tra 14 e 24 mm a tutta apertura, diaframmi f/1.8 o f/2.8) impostate su sensibilità ISO medie (1600-3200) e sequenze continue di scatti da 20-30 secondi per campionare ampie porzioni di volta celeste incentrate verso il meridiano sud.

✨ Congiunzioni strette

La dinamica planetaria della settimana mette in risalto due magnifiche configurazioni di accostamento prospettico tra corpi celesti nel settore orientale della volta celeste:

Martedì 10 novembre 2026: Congiunzione Venere - Spica (Alfa Virginis)
Nelle ore che precedono il sorgere del Sole, a partire dalle 05:00 CET (04:00 UTC) e fino alle 06:15 CET (05:15 UTC), guardando verso l'orizzonte est-sud-est è possibile assistere a uno spettacolare appaiamento tra il brillante pianeta Venere (magnitudine -4.1) e Spica (magnitudine +1.0), la stella principale della costellazione della Vergine. La minima separazione angolare tra i due astri scende a circa 1°12' (poco più di due volte il diametro apparente della Luna piena). Il contrasto cromatico tra la luce bianchissima e riflettente delle nubi venusiane e il diamante azzurro-blu di Spica (stella bianco-azzurra di classe spettrale B1) costituisce un soggetto fotografico mozzafiato, inquadrabile agevolmente con teleobiettivi fotografici da 200-300 mm di focale insieme alle prime tinte pastello dell'aurora.

Settimana dal 7 al 13 novembre 2026: Il grande avvicinamento Marte - Giove nel Leone
Sebbene il picco di minima separazione avvenga pochi giorni dopo (il 16 novembre), per tutta la settimana è possibile monitorare notte dopo notte la rapida convergenza tra Marte e Giove nel cielo orientale post-mezzanotte. Il 7 novembre i due pianeti sono separati da poco più di 4° d'arco; entro il 13 novembre la distanza angolare si riduce a circa 2°15'. La coppia sorge a est intorno alle 23:30 CET e si innalza gradualmente fino a dominare il meridiano sud alle 06:00 CET, offrendo un magnifico scontro di tonalità tra il giallo-dorato brillante di Giove (-2.1 mag) e l'arancio-ruggine di Marte (+0.5 mag), entrambi comodamente osservabili all'interno del campo visivo di un binocolo 7x50 o 10x50.

🔭 Oggetti Deep-Sky Raccomandati

La settimana di novilunio autunnale costituisce l'occasione più propizia per puntare le ottiche verso tre gemme imperdibili della volta celeste boreale, posizionate a elevate altezze sull'orizzonte e quindi immuni da un eccessivo assorbimento atmosferico.

Messier 45 (M45) – Le Pleiadi

Le Pleiadi costituiscono il più celebre ammasso aperto del cielo boreale, situato nella costellazione del Toro (Coordinate: AR 03h 47m 24s, Dec +24° 07' 00"). Con una magnitudine integrata di +1.6 e un'estensione apparente di oltre 110 minuti d'arco, questo gruppo stellare si trova a circa 440 anni luce da noi e conta oltre un migliaio di componenti legate gravitazionalmente, di cui una decina visibili a occhio nudo. Conosciute sin dall'antichità da tutte le civiltà della Terra, le Pleiadi furono catalogate da Charles Messier nel 1769. Da una prospettiva astrofisica, si tratta di un ammasso estremamente giovane, con un'età stimata attorno ai 100 milioni di anni; le stelle dominanti sono calde giganti e subgiganti azzurre di classe spettrale B. Una caratteristica fondamentale è la complessa nebulosità a riflessione (la Nebulosa Merope, NGC 1435, e la Nebulosa Maia, NGC 1432) che avvolge le stelle: studi spettroscopici moderni hanno dimostrato che tale polvere non è il relitto della nube protostellare originaria, bensì un addensamento del mezzo interstellare che l'ammasso sta casualmente attraversando alla velocità relativa di decine di chilometri al secondo. Per l'osservazione visuale, lo strumento ideale non è il telescopio ad alti ingrandimenti, bensì un binocolo a largo campo (7x50, 10x50 o 20x80) o un rifrattore a corta focale con oculare da 2 pollici capace di abbracciare almeno 2.5° di campo reale, svelando decine di componenti scintillanti immerse in un velo argenteo. Per gli astrofotografi, le Pleiadi culminano dopo la mezzanotte a oltre 60° di elevazione: l'integrazione di scatti RGB con pose da 180-300 secondi su sensori CMOS raffreddati permette di far emergere con nitidezza i complessi filamenti bluastri di polvere di grafite e silicati.

Messier 31 (M31) – La Grande Galassia di Andromeda

La Galassia di Andromeda (Coordinate: AR 00h 42m 44s, Dec +41° 16' 09") è la maestosa regina del cielo autunnale, posizionata nella costellazione omonima e comodamente visibile allo zenit nelle ore serali. Con una magnitudine visuale di +3.4 e un'estensione angolare che sull'asse maggiore raggiunge i 190 minuti d'arco (oltre sei volte il diametro della Luna piena), M31 è l'oggetto extragalattico più distante percepibile a occhio nudo dalla Terra, situata a 2.54 milioni di anni luce dal Sistema Solare. Descritta per la prima volta per iscritto dall'astronomo persiano Abd al-Rahman al-Sufi nel 964 d.C. come una "piccola nube", fu inserita da Messier nel suo catalogo nel 1764 e identificata in via definitiva come universo-isola extragalattico da Edwin Hubble nel 1923 grazie alla scoperta delle stelle variabili Cefeidi. Dal punto di vista fisico, M31 è una galassia a spirale barrata gigante (tipo SA(s)b) che ospita circa mille miliardi di stelle e fa parte, assieme alla nostra Via Lattea e a M33, del Gruppo Locale. All'osservazione visuale con un binocolo 10x50 appare come un esteso fuso lattiginoso dal nucleo intensamente brillante. Telescopi da 200-250 mm sotto cieli scuri consentono di apprezzare la presenza di scure corsie di polvere lungo il bordo nord-occidentale e di distinguere le due principali galassie satelliti nane ellittiche: M32 (a sud del nucleo) e M110 (a nord-ovest). In astrofotografia, M31 culmina intorno alle 22:30 CET (21:30 UTC): con astrografi di focale compresa tra 400 e 600 mm è possibile includere l'intero disco galattico nel fotogramma, estraendo tramite filtri a banda larga e una modesta integrazione in banda stretta H-alfa (656.3 nm) le regioni H II e le associazioni OB lungo i bracci a spirale.

NGC 869 e NGC 884 – Il Doppio Ammasso di Perseo

Nel cuore della costellazione di Perseo, a metà strada tra la figura dell'eroe e la caratteristica "W" di Cassiopea, risplende uno dei panorami stellari più spettacolari dell'emisfero boreale: il Doppio Ammasso di Perseo, catalogato nel New General Catalogue come NGC 869 (ammasso occidentale, noto anche come h Persei) e NGC 884 (ammasso orientale, noto come chi Persei) (Coordinate: AR 02h 21m 00s, Dec +57° 08' 00"). L'intero complesso vanta una magnitudine integrata di circa +3.7 e copre un'area di cielo di circa 60 minuti d'arco. Conosciuto fin dall'antichità e catalogato da Ipparco come una macchia nebbiosa, il Doppio Ammasso fu studiato approfonditamente da William Herschel nel tardo Settecento. Fisicamente, si tratta di due ammassi aperti distinti ma nati dalla medesima nube molecolare gigante, situati a circa 7500 anni luce di distanza all'interno del braccio a spirale di Perseo della Via Lattea. Hanno un'età giovanissima, compresa tra i 12 e i 14 milioni di anni, e contengono complessivamente diverse centinaia di supergiganti blu e calde stelle di sequenza principale. Tra la miriade di diamanti azzurri spiccano isolate supergiganti rosse di tipo spettrale M, la cui evoluzione avanzata genera un vivido contrasto cromatico. Al telescopio, l'osservazione a bassi ingrandimenti (30-50x) con un oculare a largo campo (almeno 70°-82° di campo apparente) offre una delle esperienze visive più emozionanti: l'osservatore ha la sensazione di ammirare due vortici di gemme incastonati su un fondo cielo vellutato. Per gli astrofotografi, il soggetto è estremamente generoso: pose brevi da 60-120 secondi a gain/ISO moderati sono sufficienti per saturare correttamente il colore delle stelle senza bruciare i nuclei dei due ammassi, valorizzando la ricchezza del campo stellare circostante.

🏛️ EVENTI ASTRONOMICI CULTURALI

🇮🇹 Eventi in Italia

Nessun evento astronomico culturale di rilievo segnalato in Italia nel periodo specificato.

🌍 Eventi internazionali rilevanti

Nessun evento astronomico internazionale di particolare rilievo previsto nella settimana.

🚀 EVENTI RILEVANTI DI ASTRONAUTICA

Nessun evento astronautico di particolare rilievo previsto nel periodo specificato.

Sul fronte dell'esplorazione robotica interplanetaria, proseguono regolarmente e senza manovre propulsive critiche pianificate le fasi di crociera e raccolta dati telemetrici delle missioni attive nel Sistema Solare interno ed esterno, tra cui la sonda congiunta ESA/JAXA BepiColombo verso Mercurio e la missione Europa Clipper della NASA nel suo tragitto verso il sistema gioviano.

📷 CONCLUSIONE E CONSIGLI PRATICI

La settimana dall'7 al 13 novembre 2026 offre una concomitanza di fattori eccezionalmente favorevoli per l'astronomia amatoriale sul suolo italiano. L'assenza della Luna trasforma l'intera fascia oraria notturna, dalle 19:00 alle 05:00 CET, in un'opportunità insostituibile per l'osservazione visuale del profondo cielo e per la fotografia a lunga integrazione.

Per le riprese ad alta risoluzione dei pianeti Giove e Marte, il momento ideale cade nella seconda parte della notte, tra le 04:00 e le 06:00 CET, quando i due pianeti culminano a sud a oltre 55° di altitudine. A queste elevazioni, la colonna d'aria attraversata è ridotta al minimo, offrendo le maggiori probabilità di intercettare finestre di seeing calmo e laminare, specialmente in presenza di regimi anticiclonici stabili con assenza di correnti a getto (jet stream) ad alta quota. Si raccomanda di curare meticolosamente l'acclimatazione termica delle ottiche: tubi chiusi come Schmidt-Cassegrain o Maksutov richiedono almeno due o tre ore di sosta all'aperto prima di raggiungere l'equilibrio con l'ambiente esterno. L'uso di paraluce e fasce anticondensa riscaldate mediante termoresistenze USB è tassativo per scongiurare il deposito di umidità e brina sulle lastre correttrice durante le fredde notti autunnali.

Per l'astrofotografia deep-sky a largo campo (su oggetti estesi come le Pleiadi, M31 o il Doppio Ammasso), si consiglia di sfruttare le ore centrali della notte (dalle 21:00 alle 02:00 CET). Chi utilizza camere CMOS a colori beneficerà enormemente dell'assenza del chiarore lunare impiegando semplici filtri anti-inquinamento a banda larga di tipo UV/IR cut; per i sensori monocromatici, è la settimana perfetta per completare i canali di luminanza (filtro L chiaro) prima che la Luna torni a illuminare il cielo nella seconda metà del mese.

In sintesi, il livello di difficoltà per i principali eventi della settimana risulta accessibile a qualsiasi livello: le congiunzioni planetarie (Venere-Spica e l'avvicinamento Marte-Giove) sono comodissime e alla portata anche di semplici smartphone e binocoli; l'osservazione delle Tauridi richiede solo pazienza e un luogo buio; l'alta risoluzione planetaria e l'imaging del cielo profondo troveranno invece in questi sette giorni il contesto tecnico più gratificante della stagione.