La prima settimana di novembre 2026 si apre sotto i migliori auspici per la comunità astrofili italiana, offrendo un quadro osservativo vario ed estremamente dinamico, scandito da una transizione favorevole della fase lunare e da una superba parata planetaria che anima la seconda metà della notte. Il nostro satellite naturale raggiunge la fase di Ultimo Quarto nella serata di domenica 1° novembre, riducendo progressivamente la propria frazione illuminata dal 68% iniziale fino a un sottile 15% al termine della settimana. Questa decrescita regala agli appassionati di astronomia a largo campo e di astrofotografia del cielo profondo una prima parte della notte completamente priva di disturbo luminoso naturale, ideale per scandagliare i ricchi campi stellari dell'autunno boreale.
Il cielo serale vede come protagonista incontrastato Saturno, che, a poche settimane dalla sua opposizione, domina la volta celeste meridionale fin dalle prime ore di oscurità. Tuttavia, il culmine dello spettacolo astronomico settimanale si sposta nella seconda metà della notte: dal quadrante orientale sorgono maestosi Giove e Marte, impegnati in una spettacolare marcia di avvicinamento reciproco tra i confini della costellazione del Leone. La notte tra il 1° e il 2 novembre regala una congiunzione di rara bellezza paesaggistica e scientifica, con la falce lunare calante che si inserisce tra i due pianeti e l'ammasso aperto del Presepe. Più a oriente, verso l'orizzonte albeggiante, Venere brilla come astro del mattino prima che il chiarore del crepuscolo astronomico prenda il sopravvento. La settimana è inoltre impreziosita dal massimo dello sciame meteorico delle Tauridi Sud, noto per la produzione di spettacolari bolidi a bassa velocità geocentrica, e dalla presenza di comete e asteroidi alla portata di strumenti di media apertura. Un inizio di novembre che ripaga ampiamente le veglie al telescopio, a patto di gestire con attenzione il bilancio termico delle ottiche e la condensa tipica della stagione.
🪐 PIANETI
Il panorama planetario di questa prima settimana di novembre 2026 offre un campionario completo delle dinamiche del Sistema Solare, evidenziando una netta dicotomia tra la prima e la seconda metà della notte. I pianeti esterni offrono condizioni osservative eccellenti, mentre quelli interni si dividono tra la comparsa mattutina di Venere e l'invisibilità congiunturale di Mercurio.
🪐 Mercurio
Mercurio è protagonista di uno dei momenti cruciali della propria orbita eliocentrica: mercoledì 4 novembre 2026, alle ore 12:24 CET (11:24 UTC), il pianeta più interno raggiunge la congiunzione inferiore con il Sole. Trovandosi interposto quasi esattamente lungo la linea di vista che unisce la Terra alla nostra stella, Mercurio si muove in moto retrogrado apparente nella costellazione della Bilancia, a una distanza angolare dal disco solare del tutto insufficiente a consentirne l'individuazione.
Dal punto di vista prettamente strumentale, il pianeta presenta il suo emisfero non illuminato rivolto verso la Terra, con una frazione illuminata praticamente pari a zero e un diametro apparente che raggiunge il picco di circa 10,1 secondi d'arco. La vicinanza al Sole ne rende l'osservazione impossibile e altamente pericolosa per l'integrità della vista e dei sensori fotografici. Mercurio rimarrà totalmente invisibile per tutta la settimana, preparandosi a riemergere nelle luci dell'alba verso la metà del mese.
🪐 Venere
Venere apre la parata mattutina dei pianeti interni, brillando con magnitudine apparente pari a -3,9 nel crepuscolo che precede il sorgere del Sole. Il pianeta si trova attualmente nella costellazione della Vergine, in lento transito verso la Bilancia, e sorge sull'orizzonte di Roma attorno alle ore 05:12 CET (04:12 UTC). Al momento dell'inizio del crepuscolo civile, quando il Sole si trova a 6° sotto l'orizzonte, Venere ha già raggiunto un'altezza di circa 12° sopra l'orizzonte est-sud-est, stagliandosi come una gemma luminosissima contro i bagliori dell'aurora.
All'osservazione telescopica, Venere mostra un diametro apparente compatto, pari a circa 11,4 secondi d'arco, con una fase gibbosa ampiamente illuminata pari a circa il 91%. Per gli astrofili muniti di filtri selettivi, in particolare nell'ultravioletto (UV pass attorno ai 350-380 nm) o nel vicino infrarosso (IR pass sopra i 742 nm o 807 nm), il pianeta offre la possibilità di registrare le deboli disomogeneità e i chiaroscuri della densa coltre di acido solforico che ne avvolge l'atmosfera. L'impiego di una Barlow apocromatica per portare la focale equivalente a valori elevati (f/20-f/25) e l'acquisizione mediante camere CMOS veloci consentono di contrastare il seeing degradato dalla bassa elevazione sull'orizzonte.
🪐 Marte
Marte si trova in una fase di costante ascesa osservativa, configurandosi come uno dei soggetti più dinamici dell'intera volta celeste. Il Pianeta Rosso è ospitato nella costellazione del Leone, a metà strada tra le zampe anteriori della figura mitologica e la brillante stella Regolo (α Leonis). Per le coordinate di Roma, Marte sorge alle ore 00:36 CET (23:36 UTC del giorno precedente) e culmina verso sud alle 07:18 CET (06:18 UTC), raggiungendo un'elevazione di ben 62° sopra l'orizzonte meridionale proprio durante il crepuscolo nautico mattutino.
La magnitudine apparente del pianeta si attesta su un brillante +0,8, mentre il diametro angolare raggiunge i 6,8 secondi d'arco. Sebbene le dimensioni apparenti siano ancora contenute rispetto alle opposizioni perieliche, l'eccellente altezza sull'orizzonte riduce drasticamente gli effetti nocivi della dispersione atmosferica e della turbolenza d'aria. Con telescopi di diametro pari o superiore a 150-200 mm (rifrattori apocromatici o configurazioni Schmidt-Cassegrain / Maksutov), operando a ingrandimenti superiori a 180x, è già possibile individuare i contrasti primari dell'albedo superficiale marziano, come l'ampio altopiano scuro di Syrtis Major e la calotta polare boreale, evidenziata dall'inclinazione dell'asse del pianeta. L'utilizzo di filtri arancione (Wratten 21) o rosso chiaro (Wratten 23A) favorisce il risalto delle formazioni superficiali rocciose, mentre un filtro blu (Wratten 80A) aiuta a isolare eventuali nubi orografiche e veli atmosferici.
🪐 Giove
Il gigante gassoso rappresenta l'autentico dominatore delle notti autunnali avanzate. Collocato anch'esso nella costellazione del Leone, a est di Marte e a pochi gradi a nord-ovest di Regolo, Giove è un faro inconfondibile di magnitudine -2,1. Il pianeta sorge sull'orizzonte orientale alle 00:46 CET (23:46 UTC) e transita al meridiano alle 07:28 CET (06:28 UTC), raggiungendo una ragguardevole altezza di oltre 61° sull'orizzonte romano, offrendo condizioni di visibilità ideali nel cuore delle ore antelucane.
Il diametro equatoriale del disco raggiunge i 40,2 secondi d'arco, fornendo una quantità straordinaria di dettagli atmosferici. Un piccolo rifrattore da 80-100 mm a 100x svela senza difficoltà le due bande equatoriali principali (la Banda Equatoriale Nord e la Banda Equatoriale Sud), insieme alla danza incessante dei quattro satelliti medicei Io, Europa, Ganimede e Callisto. Su strumenti di apertura generosa (250-300 mm) dotati di correttori di dispersione atmosferica (ADC), l'imaging planetario ad alta risoluzione consente di immortalare la complessa morfologia dei festoni nella Zona Equatoriale, i vortici minori (bianchi e scuri) e i dettagli interni della Grande Macchia Rossa (GRS). Si segnala per gli astrofili visuali l'efficacia di un filtro giallo chiaro (Wratten 12) per incrementare la leggibilità delle sfumature marroni e rossastre delle cinture gioviane.
🪐 Saturno
Saturno è il protagonista indiscusso della prima parte della notte. Reduce dall'opposizione di inizio ottobre 2026, il Signore degli Anelli staziona tra i confini occidentali della costellazione dei Pesci e la debole propaggine settentrionale della Balena. È già visibile al calare dell'oscurità verso sud-est, culmina in condizioni di seeing ottimale al meridiano sud alle 21:18 CET (20:18 UTC) a un'altezza di circa 47° e tramonta a ovest alle 02:58 CET (01:58 UTC).
Con una magnitudine apparente pari a +0,4 e un diametro del disco di 18,8 secondi d'arco (che sale a oltre 42 secondi d'arco considerando il sistema degli anelli), il pianeta regala viste telescopiche mozzafiato. L'inclinazione geometrica degli anelli rispetto alla nostra linea di vista si trova in una fase di moderata e graduale riapertura (circa +3,5°), consentendo una netta separazione ottica rispetto al globo planetario e la facile percezione dell'ombra proiettata dal pianeta sugli anelli stessi. Con aperture di almeno 100 mm, la Divisione di Cassini è percepibile come un taglio sottile in corrispondenza delle anse, mentre sul globo si distinguono la Banda Temperata Nord e la calotta polare. Attorno al pianeta sono facilmente rintracciabili con piccoli strumenti i satelliti Titano (mag. 8,5), Rea (mag. 9,8), Teti e Dione (entrambi attorno a mag. 10,3).
🪐 Urano
Urano si approssima all'opposizione annuale (prevista per la fine del mese corrente), offrendo la migliore finestra osservativa dell'anno. Il pianeta si trova nella costellazione del Toro, posizionato a circa 5° a sud-ovest delle Pleiadi. Sorge alle 17:38 CET (16:38 UTC), transita al meridiano a un'eccellente altezza di oltre 64° alle ore 00:52 CET (23:52 UTC) e tramonta alle 08:06 CET.
Brillando con magnitudine apparente pari a +5,6, Urano è teoricamente percepibile a occhio nudo sotto cieli montani incontaminati (classe Bortle 1-2), mentre è un bersaglio immediato per qualsiasi binocolo 7x50 o 10x50. All'oculare di un telescopio da almeno 150 mm a ingrandimenti medio-alti (150-200x), il pianeta si stacca nettamente dalle stelle di campo, rivelando un inconfondibile dischetto di tonalità ciano-verdastra con un diametro angolare di 3,8 secondi d'arco. La fotografia ad alta risoluzione con filtri IR-pass a banda stretta (685 o 610 nm) su sensori CMOS a elevata sensibilità nel vicino infrarosso consente di tentare la ripresa delle deboli disomogeneità zonali dell'atmosfera uraniana.
🪐 Nettuno
L'ultimo pianeta del Sistema Solare è osservabile nella costellazione dei Pesci, circa 5° a sud della stella Lambda (λ) Aquarii. Nettuno ha superato l'opposizione autunnale ed è già ben posizionato all'imbrunire: culmina al meridiano alle 20:44 CET (19:44 UTC) a un'elevazione di circa 46° e tramonta alle ore 02:38 CET (01:38 UTC).
Con una magnitudine apparente di +7,8, Nettuno richiede obbligatoriamente un binocolo o un piccolo telescopio per essere localizzato. Risolvere il suo minuscolo disco angolare di appena 2,3 secondi d'arco costituisce una sfida ottica gratificante: sono necessari almeno 200 ingrandimenti, ottiche perfettamente collimate e condizioni di seeing calmo per apprezzare la natura planetaria e la caratteristica colorazione blu cobalto. Accanto al disco del pianeta, a circa 15-17 secondi d'arco, i telescopi da 200-250 mm consentono di identificare visualmente o fotograficamente la luna principale Tritone, di magnitudine apparente pari a 13,5.
| Pianeta | Costellazione | Mag. | Diam. (″) | Sorgere (CET / UTC) | Culmine (CET / UTC) | Tramonto (CET / UTC) | Visibilità |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Mercurio | Bilancia | — | 10,1 | 06:58 / 05:58 | 12:20 / 11:20 | 17:42 / 16:42 | Invisibile (congiunzione inf.) |
| Venere | Vergine | -3,9 | 11,4 | 05:12 / 04:12 | 10:43 / 09:43 | 16:14 / 15:14 | Mattutina (est) |
| Marte | Leone | +0,8 | 6,8 | 00:36 / 23:36* | 07:18 / 06:18 | 14:00 / 13:00 | Seconda metà notte (est-sud) |
| Giove | Leone | -2,1 | 40,2 | 00:46 / 23:46* | 07:28 / 06:28 | 14:10 / 13:10 | Seconda metà notte (est-sud) |
| Saturno | Pesci/Balena | +0,4 | 18,8 | 15:38 / 14:38 | 21:18 / 20:18 | 02:58 / 01:58 | Sera e prima metà notte |
| Urano | Toro | +5,6 | 3,8 | 17:38 / 16:38 | 00:52 / 23:52* | 08:06 / 07:06 | Quasi tutta la notte |
| Nettuno | Pesci | +7,8 | 2,3 | 14:50 / 13:50 | 20:44 / 19:44 | 02:38 / 01:38 | Sera e prima metà notte |
Dati calcolati per Roma (41.9028°N, 12.4964°E) per il 3 novembre 2026. L'asterisco (*) indica il giorno solare precedente.
🌙 FASI LUNARI
Nel corso della settimana, il ciclo di lunazione attraversa il passaggio fondamentale della quadratura calante. La Luna riduce progressivamente la propria superficie illuminata, spostandosi rapidamente lungo l'eclittica dai confini del Cancro, attraverso il Leone, fino a lambire la Vergine nelle prime ore di venerdì 6 novembre. L'Ultimo Quarto cade precisamente nella serata di domenica 1° novembre: dal punto di vista topografico, il terminatore taglia longitudinalmente la superficie lunare, mettendo in risalto sotto una drammatica illuminazione radente formazioni celebri quali il cratere Copernicus, la complessa catena dei Montes Apenninus e l'imponente faglia del Rupes Recta.
Questo assetto lunare favorisce in modo netto due distinte tipologie di astrofili: chi si dedica allo studio dei rilievi selenografici troverà condizioni ottimali nella seconda metà della notte, mentre gli amanti del profondo cielo potranno sfruttare serate interamente buie a partire dal tramonto civile fino a ben oltre la mezzanotte locale, senza che la luminosità diffusa del satellite inquini la trasparenza del fondo cielo.
| Fase Lunare | Data | Ora Locale (CET) | Ora (UTC) | Descrizione e Note Geometriche |
|---|---|---|---|---|
| Ultimo Quarto | Domenica 01/11/2026 | 21:28 | 20:28 | Fase esatta al 50%. La Luna sorge attorno alle 23:30 CET nel Cancro, con il terminatore che svela le strutture dell'Oceanus Procellarum. |
| Luna Calante (falce) | Mercoledì 04/11/2026 | 04:00 | 03:00 | Illuminazione ridotta al 28%. Il satellite staziona nel Leone, offrendo una magnifica luce cinerea visibile a occhio nudo e al binocolo. |
| Falce Ultima | Venerdì 06/11/2026 | 06:00 | 05:00 | Frazione illuminata al 15%. Spettacolare sottile falce che anticipa l'alba, visibile a est-sud-est prima del bagliore solare. |
🛰️ TRANSITI E PASSAGGI DELL'ISS
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) attraversa nel periodo considerato una serie di passaggi estremamente favorevoli sul territorio italiano. Grazie a un'orbita inclinata di circa 51,6° e a passaggi che intersecano la perpendicolare dello zenith peninsulare durante le ore serali, gli astrofili hanno l'opportunità di assistere a transiti di luminosità eccezionale, con magnitudini che scendono fino a un abbagliante valore di -3,8. Tali passaggi permettono agevoli sessioni di inseguimento manuale o motorizzato con montature altazimutali veloci per catturare i moduli pressurizzati e i pannelli solari iROSA mediante tecniche di videoripresa ad alta velocità.
L'evento di maggior rilievo dell'intera settimana si verifica nella prima serata di martedì 3 novembre 2026, quando l'avamposto orbitante solca il cielo da sud-ovest a nord-est, transitando a quote altissime sopra i cieli nazionali. Si riportano di seguito i dettagli comparativi del transito principale per le tre stazioni di riferimento geografico.
| Località | Data | Inizio (CET / UTC) | Alt. Max | Culmine (CET / UTC) | Fine (CET / UTC) | Mag. Max | Traiettoria |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Milano (Nord) | 03/11/2026 | 18:42 / 17:42 | 68° | 18:45 / 17:45 | 18:49 / 17:49 | -3,5 | Appare a SW, culmina a SE, scompare a ENE |
| Roma (Centro) | 03/11/2026 | 18:41 / 17:41 | 84° | 18:45 / 17:45 | 18:49 / 17:49 | -3,8 | Appare a SW, culmina allo Zenith, scompare a ENE |
| Palermo (Sud) | 03/11/2026 | 18:41 / 17:41 | 62° | 18:45 / 17:45 | 18:49 / 17:49 | -3,3 | Appare a WSW, culmina a NW, scompare a NE |
La durata complessiva del fenomeno supera i sei minuti, con un tragitto visibile che si interrompe bruscamente nel momento in cui la stazione entra nell'ombra della Terra (eclisse orbitale), assumendo per pochi istanti una caratteristica tonalità ramata prima di scomparire del tutto alla vista.
🌑 OCCULTAZIONI E TRANSITI
Nessuna occultazione o transito rilevante nel periodo specificato.
Sebbene a livello globale l'evento celeste di maggiore spicco dinamico sia l'occultazione di Marte da parte della Luna calante nelle prime ore del 2 novembre 2026, la fascia di visibilità dell'occultazione vera e propria interessa unicamente il settore australe dell'Oceano Pacifico (inclusi gli arcipelaghi delle Isole Cook, della Polinesia Francese e delle Pitcairn). Dal territorio italiano l'evento si traduce in uno spettacolare passaggio ravvicinato (appulso): la separazione geocentrica minima tra il bordo lunare non illuminato e il disco di Marte scende a circa 55 primi d'arco, configurando una straordinaria congiunzione descritta nel dettaglio nella sezione dedicata agli incontri celesti.
🌘 ECLISSI
Nessuna eclissi solare o lunare nel periodo specificato.
☄️ ALTRI EVENTI CELESTI
☄️ Comete visibili
Nessuna cometa luminosa facilmente osservabile nel periodo specificato.
Il monitoraggio cometario per l'intervallo compreso tra il 31 ottobre e il 6 novembre 2026 evidenzia l'assenza di oggetti con magnitudine visuale inferiore alla 10ª. La cometa periodica 10P/Tempel 2, che ha raggiunto il perielio nei mesi estivi, si trova in fase di rapido allontanamento nella costellazione dello Scultore con una magnitudine integrata stimata attorno alla 10,8, mentre la 161P/Hartley-IRAS si attesta debolmente tra l'11ª e la 12ª grandezza. Entrambi gli oggetti rimangono target riservati all'imaging CCD/CMOS a lunga posa e non presentano le caratteristiche di agevole accessibilità visuale prescritte per le osservazioni amatoriali a largo campo.
🌠 Sciami meteorici
L'inizio di novembre coincide con la fase di massima attività di uno dei complessi meteorici più affascinanti dell'autunno: le Tauridi Sud. Generato dai residui polverosi lasciati lungo l'orbita dalla cometa periodica 2P/Encke e da detriti asteroidali correlati (complesso delle Tauridi), lo sciame è attivo su un lungo periodo compreso tra il 20 settembre e il 20 novembre, ma tocca il suo massimo picco di frequenza nella notte tra mercoledì 4 e giovedì 5 novembre 2026.
Dal punto di vista quantitativo, il tasso orario zenitale (ZHR, Zenithal Hourly Rate) è moderato, oscillando mediamente tra 5 e 10 meteore all'ora. Tuttavia, ciò che rende le Tauridi un bersaglio prediletto dagli astrofili è la natura fisica dei meteoroidi: trattandosi di grani di polvere e frammenti rocciosi di dimensioni mediamente superiori alla norma (spesso millimetrici o centimetrici), lo sciame vanta una percentuale straordinariamente elevata di bolidi (meteore di magnitudine pari o inferiore a -4). Tali meteore entrano nell'atmosfera terrestre a una velocità geocentrica relativamente bassa, pari a circa 27 km/s: questa lentezza cinetica si traduce in scie prolungate, visibili per svariati secondi, che spesso manifestano spettacolari frammentazioni terminali e colorazioni vive tra l'arancione brillante e il verde smeraldo (dovute all'eccitazione del magnesio e del ferro meteorico).
Le condizioni osservative per il 2026 sono considerate ottimali: il radiante, posizionato nel Toro meridionale a sud delle Pleiadi (coordinate equatoriali approssimative: α = 03h 30m, δ = +15°), sorge già al tramonto e rimane al di sopra dell'orizzonte per l'intera durata della notte. Poiché la Luna calante sorge solo dopo le ore 02:30 CET, gli osservatori beneficiano di una finestra temporale di oltre sei ore di cielo perfettamente scuro tra le 20:00 e le 02:00 CET, ideale sia per il monitoraggio visuale sia per la cattura all-sky fotografica con grandangolari luminosi (f/1.8 - f/2.8) e scatti continui da 20-30 secondi a ISO elevati.
✨ Congiunzioni strette
La settimana presenta uno degli allineamenti celesti più spettacolari e fotogenici dell'autunno 2026, concentrato nelle ore antelucane di lunedì 2 novembre.
Lunedì 2 novembre 2026 – Danza celeste tra Luna, Marte, Giove e il Presepe: A partire dalle ore 01:30 CET (00:30 UTC) e fino al chiarore dell'alba (ore 06:30 CET), il settore orientale del cielo offre una composizione di rara armonia prospettica. La Luna calante, illuminata al 42%, si posiziona all'interno della costellazione del Leone, a brevissima distanza angolare dal brillante disco rosso di Marte (mag. +0,8). Alle ore 05:00 CET, la distanza angolare apparente tra il bordo orientale della Luna e Marte è di soli 0°55' (meno di due diametri lunari).
A completare il quadro, a circa 5,2° a est del duo, risplende il faro dorato di Giove (mag. -2,1), mentre volgendo lo sguardo poco più a ovest, oltre il confine del Cancro, è perfettamente visibile nel medesimo settore di cielo l'ammasso aperto del Presepe (M44). Questo raggruppamento planetario si presta a straordinarie riprese paesaggistiche mediante teleobiettivi da 135-200 mm, capaci di inquadrare contemporaneamente la falce lunare percorsa dalla luce cinerea, la tonalità rubino di Marte e i satelliti galileiani schierati a fianco del disco di Giove.
Martedì 3 novembre 2026 – Congiunzione Luna - Regolo: Ventiquattro ore più tardi, all'alba di martedì 3 novembre, il moto proprio della Luna la conduce a transitare a circa 2,4° a nord-est di Regolo (α Leonis, mag. +1,4). La falce lunare, ridottasi al 32% di frazione illuminata, compone un elegante triangolo scaleno con Marte e Giove, che nel frattempo continuano il loro lento avvicinamento reciproco preparatorio alla congiunzione planetaria di metà mese.
🔭 Oggetti Deep-Sky Raccomandati
Sfruttando l'eccellente finestra di buio offerta dalla prima metà della notte, si suggeriscono tre capolavori del cielo profondo boreale, perfettamente posizionati allo zenith o a latitudini altissime per gli osservatori italiani.
Messier 31 (NGC 224) – La Grande Galassia di Andromeda
| Tipologia: Galassia a spirale (SA(s)b) | Costellazione: Andromeda | Ascensione Retta: 00h 42m 44s | Declinazione: +41° 16′ 09″ |
| Magnitudine: +3,4 | Dimensioni: 178′ × 63′ | Distanza: ~2,5 milioni a.l. | Orario Migliore: 20:30 – 00:30 CET |
La Galassia di Andromeda rappresenta il sistema galattico maggiore più vicino alla nostra Via Lattea e il corpo celeste più distante visibile a occhio nudo dall'essere umano. Già annotata dall'astronomo persiano Abd al-Rahman al-Sufi nel X secolo come una "piccola nube", M31 venne catalogata da Charles Messier nel 1764. Fu tuttavia Edwin Hubble, nel 1923, a risolvere le prime stelle variabili Cefeidi all'interno delle sue spirali mediante il telescopio Hooker da 100 pollici di Monte Wilson, sancendo definitivamente la natura extragalattica delle nebulose a spirale e aprendo l'era della cosmologia moderna.
Fisicamente, Andromeda è una gigantesca galassia a spirale barrata che racchiude una popolazione stimata in circa mille miliardi di stelle, con una massa complessiva paragonabile a quella della nostra Galassia. È legata gravitazionalmente alla Via Lattea in una traiettoria di collisione e fusione prevista tra circa 4,5 miliardi di anni. All'osservazione visuale mediante un binocolo 10x50, M31 appare come un evidente fuso lattescente allungato, dominato da un nucleo compatto e brillante. Con telescopi newtoniani da 200 mm a largo campo (f/4 o f/5) e cieli privi di inquinamento luminoso, diventano percepibili le prime bande scure di polvere interstellare che delimitano il braccio interno nord-occidentale, oltre alle due celebri galassie satelliti nane: la compatta ellittica M32 a sud e l'allungata M110 a nord-ovest. In ambito fotografico, l'impiego di sensori a grande formato con focali comprese tra 400 e 600 mm esalta la miriade di regioni H II rossastre e la ricchissima popolazione di ammassi globulari (tra cui G1).
Doppio Ammasso di Perseo (NGC 869 e NGC 884)
| Tipologia: Ammassi aperti gemelli (I3r / I2r) | Costellazione: Perseo | Ascensione Retta: 02h 21m 00s | Declinazione: +57° 08′ 00″ |
| Magnitudine: +3,7 / +3,8 | Dimensioni: 30′ ciascuno | Distanza: ~7.500 a.l. | Orario Migliore: 21:30 – 02:00 CET |
Riconosciuti fin dall'antichità e catalogati dal medico e astronomo greco Ipparco nel 130 a.C., i due ammassi aperti noti come h e χ Persei rappresentano una delle gemme visive più impressionanti della volta stellata. Situati nel braccio di Perseo della Via Lattea, i due agglomerati distano tra loro soltanto poche centinaia di anni luce e condividono un'origine comune all'interno di una medesima nube molecolare gigante, sviluppatasi circa 13-14 milioni di anni fa. Dal punto di vista astrofisico, la loro importanza risiede nella ricchezza di stelle supergiganti blu e rosse, che fungono da fondamentale laboratorio naturale per lo studio dell'evoluzione stellare di grande massa.
Nel cielo notturno, il Doppio Ammasso è individuabile a occhio nudo come una condensazione luminosa allungata a metà strada tra le costellazioni di Cassiopea e Perseo. Al binocolo, la vista si apre su due distinti sciami stellari che scintillano su uno sfondo densissimo di astri di campo. Al telescopio, utilizzando bassi ingrandimenti (30-50x) e oculari a campo apparente superiore a 70°, l'ammasso occidentale (NGC 869) si mostra più compatto e denso, con oltre 200 componenti ben separate, mentre l'orientale (NGC 884) sfoggia una disposizione leggermente più aperta, costellata al centro da alcune spettacolari supergiganti rosse che introducono un suggestivo contrasto cromatico rispetto al bagliore azzurrino della popolazione stellare dominante.
Messier 45 – L'ammasso delle Pleiadi
| Tipologia: Ammasso aperto con nebulosa a riflessione | Costellazione: Toro | Ascensione Retta: 03h 47m 24s | Declinazione: +24° 07′ 00″ |
| Magnitudine: +1,6 | Dimensioni: 110′ | Distanza: ~444 a.l. | Orario Migliore: 22:30 – 03:00 CET |
Le Pleiadi costituiscono l'ammasso aperto più celebre, iconico e brillante dell'intera sfera celeste. Conosciute fin dalla preistoria e citate in antichissimi testi omerici e biblici, le "Sette Sorelle" formano un'associazione fisica di giovani stelle di classe spettrale B, la cui età è stimata in circa 100 milioni di anni. L'ammasso è immerso in una scenografica nebulosa a riflessione di polveri interstellari (nota principalmente per la componente NGC 1435 attorno a Merope), che studi moderni hanno dimostrato non essere il residuo della nube originaria, bensì un complesso nebulare indipendente che l'ammasso sta attualmente attraversando alla velocità relativa di svariati chilometri al secondo.
Sotto cieli di campagna, l'occhio nudo medio distingue agevolmente tra 6 e 9 componenti principali, disposte a formare una miniatura stilizzata del Gran Carro. Per l'osservazione visuale, il telescopio ad alti ingrandimenti risulta controproducente: le Pleiadi si apprezzano al meglio attraverso binocoli crepuscolari (come 7x50, 10x50 o binocoli giganti 20x80), capaci di restituire un campo reale di almeno 3° in cui le stelle principali risplendono come diamanti immersi in un velo argenteo. Per cogliere visualmente i delicati filamenti della nebulosa di Merope occorrono cieli perfettamente bui, trasparenza ottimale e telescopi di medio diametro dotati di oculari ben trattati contro la luce parassita interna. In astrofotografia, sensori CMOS raffreddati con filtri a banda larga (L-RGB) e pose cumulative di diverse ore mettono in luce le complesse volute marroni e bluastre delle polveri periferiche appartenenti alla nube molecolare del Toro.
🏛️ EVENTI ASTRONOMICI CULTURALI
🇮🇹 Eventi in Italia
Il panorama divulgativo scientifico nazionale è catalizzato in questo fine settimana dalla conclusione della ventiquattresima edizione del Festival della Scienza di Genova, ospitato nel capoluogo ligure fino a domenica 1° novembre 2026. La kermesse, incentrata sul tema "Prospettive", propone laboratori interattivi, conferenze e incontri dedicati all'esplorazione spaziale, alla fisica fondamentale e all'astrofisica delle alte energie presso le sedi storiche di Palazzo Ducale, dell'Acquario di Genova e di Piazza delle Feste, vedendo la partecipazione di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
Parallelamente, nel corso dell'intero fine settimana lungo di inizio novembre, i principali planetari d'Italia – tra cui il Planetario di Roma presso il Museo della Civiltà, il Civico Planetario Ulrico Hoepli di Milano e la rete degli osservatori astronomici territoriali coordinati dall'Unione Astrofili Italiani (UAI) – promuovono aperture pubbliche serali e sessioni di osservazione guidata al telescopio focalizzate sul sistema di Saturno e sull'evoluzione delle costellazioni tardo-autunnali.
🌍 Eventi internazionali rilevanti
Sul fronte internazionale, la comunità astrofisica e planetaria guarda con eccezionale interesse ai briefing tecnici propedeutici all'imminente rendezvous spaziale della missione europea Hera. L'ESA Space Safety Programme ha formalizzato le sessioni scientifiche preparatorie che precedono l'evento ufficiale di arrivo al sistema asteroidale doppio Didymos-Dimorphos. Le presentazioni delineano il programma di mappatura dettagliata degli effetti provocati dall'impatto cinetico condotto nel 2022 dalla sonda DART della NASA, catalizzando l'attenzione delle commissioni della International Astronomical Union (IAU) dedicate alla difesa planetaria.
🚀 EVENTI RILEVANTI DI ASTRONAUTICA
Il settore dell'esplorazione spaziale vive una settimana densa di appuntamenti operativi sia nell'orbita bassa terrestre che nello spazio profondo interplanetario.
Missione ESA Hera verso Didymos: Il veicolo spaziale Hera dell'Agenzia Spaziale Europea è protagonista della delicatissima fase di avvicinamento finale al sistema binario formato dagli asteroidi Didymos e Dimorphos. Dopo aver completato con pieno successo i due lunghi accensioni frenanti (braking burns) di metà e fine ottobre 2026, la sonda riduce progressivamente la propria velocità relativa rispetto all'asteroide bersaglio. Durante questa prima settimana di novembre, gli operatori del Centro Europeo per le Operazioni Spaziali (ESOC) di Darmstadt acquisiscono ed elaborano le prime sequenze di navigazione ottica ad alta precisione tramite la fotocamera scientifica di bordo (Asteroid Framing Camera), preparando la traiettoria per l'inserimento orbitale programmato a fine mese. La missione si prefigge di stimare con precisione millimetrica la massa, la struttura interna e il cratere da impatto scavato dal veicolo DART, rilasciando successivamente i due CubeSat Milani e Juventas.
Attività a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS): Giovedì 5 novembre 2026 è programmata una complessa attività extraveicolare (EVA U.S. #101) condotta dal segmento statunitense. Gli astronauti operano all'esterno del traliccio per completare l'integrazione del sistema di pannelli fotovoltaici srotolabili iROSA sul canale energetico 2A, segnando la conclusione formale del pluriennale programma di potenziamento energetico della stazione spaziale volto a garantire una potenza continua di oltre 215 kilowatt per gli esperimenti scientifici.
Lanci orbitali di rilievo: Sul versante dei lanciatori commerciali, martedì 3 novembre 2026 la compagnia Rocket Lab effettua la missione "The Sea God Surveys" dal Launch Complex 1 della penisola di Mahia (Nuova Zelanda), impiegando un vettore Electron per immettere in orbita eliosincrona un satellite per l'osservazione terrestre ad apertura sintetica (SAR) della costellazione giapponese iQPS. Giovedì 5 novembre 2026 è invece fissata una finestra di lancio presso la base spaziale di Vandenberg in California, dove un razzo Falcon 9 di SpaceX immetterà in orbita un carico di satelliti per la ricognizione orbitale nell'ambito della missione NROL-1995 per conto del National Reconnaissance Office.
📷 CONCLUSIONE E CONSIGLI PRATICI
La settimana analizzata premia la costanza degli astrofili che sanno modulare le sessioni di ripresa e osservazione in base all'orologio astronomico. La prima parte della serata, dalle ore 19:30 alle 23:30 CET, deve essere interamente dedicata all'alta risoluzione su Saturno e alla fotografia a lunga posa dei target del cielo profondo: la culminazione allo zenith di Andromeda e Perseo in totale assenza di disturbo lunare garantisce un contrasto del fondo cielo eccezionale anche da postazioni suburbane, a patto di impiegare filtri anti-inquinamento luminoso a doppia banda stretta (come i filtri Ha/O III da 7 nm o 4 nm) su nebulose diffuse o sessioni in pura luminanza sotto cieli montani.
A partire dalle ore 01:00 CET, la scena muta radicalmente: con il sorgere di Marte e Giove e l'elevazione progressiva del radiante delle Tauridi Sud nel Toro, l'attenzione va rivolta all'acquisizione planetaria ad alti ingrandimenti. A causa dei consistenti gradienti termici notturni tipici di inizio novembre, è fondamentale prevedere una sosta di acclimatazione di almeno 60-90 minuti per le ottiche chiuse (Maksutov e Schmidt-Cassegrain) mediante l'ausilio di ventole di estrazione dello strato limite (boundary layer) o paraluce coibentati. L'impiego costante di fasce anticondensa termoregolate, posizionate immediatamente a monte della lastra correttrice o della lente frontale del rifrattore, è tassativo per evitare che l'alta umidità relativa autunnale vanifichi la sessione.
Per l'imaging di Marte e Giove, considerata la straordinaria altezza di oltre 60° raggiunta al culmine meridiano attorno alle ore 06:30-07:00 CET, si raccomanda l'uso di treni ottici composti da lenti di Barlow apocromatiche accoppiate ad ADC (Atmospheric Dispersion Corrector), sensori CMOS ad alta sensibilità nel visibile e nell'infrarosso (pixel pitch tra 2,0 e 2,9 μm per campionamenti ideali a f/15-f/20) e raffiche video ad alta cadenza (100-150 frame al secondo) con tempi di posa individuali compresi tra 3 e 8 millisecondi, limitando la durata delle sequenze gioviane a non oltre 90-120 secondi per prevenire il mosso introdotto dalla rapidissima rotazione differenziale del pianeta.
Il grado di difficoltà osservativa per i principali appuntamenti settimanali è differenziato: la congiunzione tra Luna, Marte e Giove del 2 novembre e l'osservazione visuale di Saturno sono di livello elementare, accessibili con successo anche mediante semplici binocoli; la risoluzione dei dettagli fini sui dischi di Marte e Urano e l'individuazione fotografica della debole nube di polveri attorno alle Pleiadi richiedono invece una padronanza strumentale e una perizia elaborativa tipiche del livello amatoriale avanzato.