4 febbraio 1971

Il silenzio radio è assoluto. Sono le 06:50 UTC e il complesso Kitty Hawk-Antares è appena scivolato dietro il limbo lunare, occultato dalla massa rocciosa del satellite che blocca ogni telemetria verso Houston. A bordo della capsula Apollo 14, il comandante Alan Shepard, il pilota del modulo di comando Stuart Roosa e il pilota del modulo lunare Edgar Mitchell si preparano alla manovra più critica dal lancio: l’inserimento in orbita lunare (LOI, Lunar Orbit Insertion). L'atmosfera in cabina è di concentrazione procedurale; lo spettro del fallimento dell’Apollo 13, avvenuto meno di un anno prima, impone un rigore operativo senza precedenti. Per la prima volta dopo l'incidente, il motore principale SPS (Service Propulsion System) deve accendersi per una combustione prolungata lontano da casa, senza margini di errore: un’accensione troppo breve significherebbe rimbalzare via nello spazio profondo, una troppo lunga porterebbe all'impatto.

Alle 06:59:43 UTC, il computer di guida innesca l’SPS. La spinta di 20.500 newton preme gli astronauti contro i sedili. Il motore brucia per circa sei minuti, rallentando il veicolo a sufficienza per farsi catturare dalla gravità lunare. Non ci sono applausi, solo il monitoraggio dei parametri di pressione e del Delta-V. Quando la navicella riemerge dall'ombra radio circa venti minuti dopo, la voce di Shepard conferma a Houston che l'orbita è stabile. Ma la giornata operativa del 4 febbraio non termina con la cattura.

I pianificatori di missione hanno introdotto una modifica sostanziale al profilo di volo per risparmiare propellente del modulo lunare Antares. Invece di delegare l'intera discesa al lander, alle 11:14 UTC viene comandata una seconda accensione del motore del modulo di servizio (manovra DOI, Descent Orbit Insertion). È una procedura audace: l’intero treno spaziale, ancora agganciato, viene spinto in un’orbita ellittica con un perilunio di appena 15 chilometri sopra la superficie frastagliata di Fra Mauro. Mentre l'equipaggio configura gli assetti per il riposo, i sismometri lasciati dalla precedente missione Apollo 12 registrano un evento violento: lo stadio S-IVB del razzo Saturno, scartato ore prima, impatta deliberatamente la superficie lunare, inviando le prime onde sismiche artificiali attraverso la crosta per calibrare gli strumenti in attesa.

La missione Apollo 14, conclusasi con successo pochi giorni dopo questo inserimento orbitale, ha segnato una ripresa fondamentale per il programma spaziale americano, validando le capacità operative nelle "terre alte" lunari. L'obiettivo scientifico primario era il campionamento della formazione di Fra Mauro, una regione geologica ritenuta costituita da materiale espulso (ejecta) durante il catastrofico impatto che formò il Mare Imbrium. I geologi speravano che analizzando queste rocce fosse possibile datare con precisione l'evento che ha modellato gran parte della faccia visibile della Luna.

I risultati hanno superato le aspettative. I 42 chilogrammi di campioni riportati a Terra hanno fornito una datazione radiometrica dell'impatto dell'Imbrium a circa 3,9 miliardi di anni fa, un dato cruciale per calibrare la cronologia della craterizzazione dell'intero sistema solare interno. Tra i reperti più celebri vi è il campione 14321, soprannominato "Big Bertha": le analisi petrografiche successive hanno rivelato che un frammento incastonato in questa breccia potrebbe essere in realtà un meteorite terrestre, scagliato sulla Luna da un impatto sulla Terra miliardi di anni fa e conservato intatto nell'ambiente anossico lunare.

Inoltre, l'esperimento sismico attivo (ASE), che prevedeva l'uso di piccole cariche esplosive ("thumper") azionate manualmente dagli astronauti, ha permesso di mopsrare la struttura del sottosuolo lunare locale, rivelando uno strato di regolite frammentata profondo diversi metri sopra un substrato più compatto. La missione ha anche dimostrato la fattibilità di navigare a piedi su terreni accidentati, sebbene il mancato raggiungimento del bordo del "Cone Crater" abbia evidenziato le difficoltà di orientamento e percezione delle distanze in assenza di riferimenti atmosferici, influenzando la pianificazione delle successive missioni con l'adozione del rover lunare.