Sulla rampa costiera del Centro Lancio Satelliti di Wenchang, l’aria è satura dell’umidità tropicale tipica dell’isola di Hainan. È la mattina del 20 marzo 2024 e le operazioni di countdown per il vettore Lunga Marcia 8 (Y3) sono entrate nella fase finale. Non è un lancio di routine per l’agenzia spaziale cinese CNSA: sulla sommità del razzo, racchiuso nell’ogiva, si trova un elemento infrastrutturale critico senza il quale l’esplorazione robotica del bacino Polo Sud-Aitken sarebbe impossibile. Si tratta di Queqiao-2, il "Ponte di Gazze 2", un satellite relay progettato per risolvere l’eterno problema dell’astronautica lunare: comunicare con il lato nascosto della Luna, che per sua natura non ha mai linea di vista diretta con la Terra. Alle ore 08:31 locali, i motori YF-100 a cherosene e ossigeno liquido si accendono, fendendo la foschia mattutina con una spinta progressiva che solleva le 356 tonnellate del vettore dalla piattaforma.
La telemetria scorre fluida sui monitor della sala di controllo. La cronaca operativa dei primi minuti è serrata: il Lunga Marcia 8, nella sua configurazione a due stadi con booster laterali, deve imprimere una velocità precisa per immettere il carico in una traiettoria di trasferimento trans-lunare diretta. La tensione tra i tecnici è palpabile non durante l’ascesa atmosferica, ma nelle fasi successive allo spegnimento del primo stadio. Il profilo di volo prevede una serie di manovre di assetto per garantire che, al momento della separazione, il satellite da 1.200 chilogrammi sia orientato correttamente per dispiegare i pannelli solari. Ogni errore di gradi nell’inserimento potrebbe costare prezioso propellente di bordo, compromettendo la durata operativa stimata in otto anni. Ventiquattro minuti dopo il decollo, arriva la conferma vocale: separazione avvenuta.
Ma la missione non è ancora in salvo. Nei minuti immediatamente successivi al distacco dal vettore, il software di bordo di Queqiao-2 prende il controllo per eseguire la prima sequenza critica: l’apertura delle ali fotovoltaiche e l’inizializzazione del sistema di comunicazione. Insieme al satellite principale, vengono rilasciati anche Tiandu-1 e Tiandu-2, due piccoli dimostratori tecnologici per la futura costellazione di navigazione lunare. Mentre il terzetto si allontana dalla Terra iniziando la crociera di cinque giorni verso la Luna, il controllo missione verifica i parametri vitali: le temperature sono nominali e il transponder risponde. La fase di lancio è conclusa, ma inizia ora la complessa coreografia orbitale che dovrà portare il satellite a "congelarsi" in una traiettoria ellittica altamente specifica, studiata per massimizzare la copertura sul polo sud lunare.
A distanza di tempo dall’inserimento in orbita, l’analisi della missione Queqiao-2 conferma il pieno successo di una scommessa ingegneristica audace, che ha ridefinito le modalità di supporto alle missioni lunari complesse. A differenza del suo predecessore Queqiao-1, posizionato in un’orbita di alone attorno al punto lagrangiano L2 Terra-Luna, Queqiao-2 ha validato l’utilizzo operativo di un’orbita lunare ellittica congelata (Frozen Orbit). Questa specifica traiettoria, con un perilunio basso e un apolunio elevato, è stata scelta per garantire una stabilità a lungo termine minimizzando il consumo di propellente, pur mantenendo il satellite visibile per la maggior parte del suo periodo orbitale sia dal lander sulla faccia nascosta della Luna sia dalle stazioni di terra.
Il risultato scientifico e tecnico più eclatante della missione è stato, senza dubbio, il supporto impeccabile fornito alla sonda Chang’e 6 nel giugno dello stesso anno. I dati di telemetria e i comandi di scavo inviati tramite l’antenna parabolica dispiegabile da 4,2 metri di Queqiao-2 hanno permesso il primo campionamento storico di suolo dal lato nascosto della Luna e il successivo rendezvous automatico in orbita lunare. Senza la "sponda" radio fornita da Queqiao-2, il lander avrebbe operato al buio, rendendo impossibile la trasmissione in tempo reale delle immagini ad alta definizione e dei dati di trivellazione. Le analisi post-missione indicano che il link di comunicazione ha mantenuto una stabilità di segnale superiore alle aspettative, validando l'architettura per le future missioni Chang'e 7 e 8.
Oltre al ruolo primario di ponte radio, Queqiao-2 ha iniziato a produrre risultati scientifici autonomi grazie al suo payload strumentale. I primi dati provenienti dalla camera per l'ultravioletto estremo (EUV) e dallo strumento per l'immagine degli atomi neutri (GENA) hanno fornito una nuova mappatura dell'interazione tra il vento solare e la magnetosfera terrestre vista dalla prospettiva lunare. Inoltre, l’uso del satellite come terminale per l’interferometria a lunghissima base (VLBI) ha permesso di affinare i modelli del campo gravitazionale lunare con una precisione inedita per il lato opposto alla Terra. La missione ha così dimostrato che un asset infrastrutturale può fungere contemporaneamente da nodo critico di rete e da piattaforma scientifica, ponendo le basi operative per la futura Stazione Internazionale di Ricerca Lunare (ILRS).