È l’alba sulla rampa di lancio numero 1 del Cosmodromo di Baikonur, la storica "Gagarin’s Start". Il calendario segna il 2 aprile 2010 e l’aria della steppa kazaka vibra dell’attesa per il lancio della Soyuz TMA-18, il veicolo destinato a trasportare tre nuovi membri dell’equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale. All’interno della capsula, compressi nei loro seggiolini "Kazbek" modellati su misura, ci sono il comandante russo Aleksandr Skvortsov, l’ingegnere di volo Mikhail Kornienko e l’astronauta della NASA Tracy Caldwell Dyson. Le procedure di controllo pre-volo scorrono con una cadenza ipnotica e rigorosa, scandite dalle voci dei controllori di volo nel bunker e dalla risposta calma dell’equipaggio. La telemetria conferma che tutti i sistemi del vettore Soyuz-FG sono nominali; i parametri di pressurizzazione dei serbatoi e i giroscopi di guida sono allineati.
Alle 04:04 UTC, i motori del primo stadio e del core centrale si accendono, generando la spinta necessaria a vincere la gravità. I bracci di supporto si ritraggono e il razzo si solleva, lasciando dietro di sé una scia di fuoco e fumo che illumina il crepuscolo. La salita è una coreografia di violenza controllata: la pressione dinamica aumenta mentre il veicolo fende l’atmosfera. Dopo due minuti, avviene la separazione dei quattro booster laterali, che si distaccano disegnando la celebre "croce di Korolev" nel cielo, visibile solo agli strumenti di tracciamento. L’accelerazione preme contro il petto degli astronauti mentre il razzo prosegue la sua corsa. La torre di fuga viene espulsa, seguita dall’ogiva protettiva, esponendo per la prima volta i finestrini della navicella al vuoto esterno. Con lo spegnimento del secondo stadio e l'accensione del terzo, la spinta diventa più fluida ma continua a incrementare la velocità tangenziale. Infine, al nono minuto di volo, il motore si spegne di colpo: è l'inserimento in orbita. All'interno della cabina, il piccolo indicatore di gravità zero appeso al pannello comandi inizia a fluttuare, segnalando l'ingresso in microgravità. Le antenne di navigazione e i pannelli solari si dispiegano correttamente pochi secondi dopo: la caccia alla ISS, che durerà due giorni di manovre orbitali precise, è ufficialmente iniziata.
L’aggancio riuscito al modulo Poisk, avvenuto senza intoppi nelle giornate successive, ha segnato l’inizio formale di una fase scientifica cruciale per l’Expedition 23 e 24. La missione Soyuz TMA-18 non si è limitata a fungere da taxi spaziale, ma ha rappresentato un pilastro logistico fondamentale per il mantenimento della piena operatività a sei persone del laboratorio orbitale, permettendo di raddoppiare il tempo dedicato alla ricerca rispetto alle attività di manutenzione. Una volta a bordo, l'equipaggio ha condotto esperimenti significativi nel campo della fisiologia umana, i cui risultati hanno contribuito a definire i protocolli medici per le missioni di lunga durata odierne.
Tra le indagini più rilevanti supportate da questa missione vi sono state quelle relative all'atrofia muscolare e alla demineralizzazione ossea, monitorate attraverso l'uso di bisfosfonati e rigorosi protocolli di esercizio fisico resistivo. I dati raccolti su Mikhail Kornienko, in particolare, hanno fornito un baseline essenziale per la sua successiva selezione per la "One Year Mission", avvenuta anni dopo, dimostrando come la variabilità individuale nella risposta alla microgravità sia un fattore critico per l'esplorazione futura. Inoltre, durante i 176 giorni di permanenza in orbita, sono stati eseguiti complessi studi sulla fisica dei fluidi, tra cui l'esperimento "Capillary Flow Experiment", che ha analizzato il comportamento dei liquidi in assenza di peso per migliorare la progettazione dei serbatoi dei veicoli spaziali futuri. La missione ha anche validato nuove procedure di osservazione della Terra attraverso la finestra del modulo Destiny, catalogando fenomeni atmosferici transitori con una precisione geografica inedita per l'epoca. I campioni biologici e i dati fisici riportati a Terra al rientro della capsula a settembre hanno consolidato la comprensione scientifica di come il corpo umano e i sistemi fisici si adattino all'ambiente ostile dello spazio profondo.