È il 18 febbraio 2021 e nel Jet Propulsion Laboratory della NASA, a Pasadena, l’atmosfera è carica di una tensione palpabile, quasi solida. Nonostante le mascherine imposte dai protocolli sanitari nascondano in parte le espressioni degli ingegneri, gli occhi sono fissi sulle console di telemetria. Tra la Terra e Marte corrono attualmente oltre undici minuti di ritardo luce: significa che il rover Perseverance, il laboratorio mobile più complesso mai inviato sul Pianeta Rosso, è già arrivato a destinazione, intatto o distrutto, ma noi non lo sappiamo ancora. La missione Mars 2020 sta affrontando in questi istanti la fase critica di Entry, Descent and Landing (EDL), nota nel settore come i "sette minuti di terrore".

Alle 20:48 UTC giunge la conferma dell’ingresso in atmosfera. La capsula protettiva sta fendendo i cieli marziani a velocità ipersonica, trasformando l’energia cinetica in un calore infernale che lo scudo termico deve dissipare per proteggere il prezioso carico. La sala controllo ascolta la voce di Swati Mohan, responsabile della guida e controllo, che scandisce le fasi con freddezza chirurgica. Il veicolo naviga autonomamente: nessun comando umano può raggiungerlo in tempo reale per correggere un’anomalia. La telemetria conferma l’apertura del paracadute supersonico: la decelerazione è violenta ma nominale. Subito dopo, lo scudo termico si separa, esponendo per la prima volta il radar di atterraggio e le telecamere del sistema Terrain Relative Navigation alla superficie del cratere Jezero.

Il computer di bordo sta scansionando il suolo, confrontando le immagini in tempo reale con le mappe orbitali caricate in memoria per individuare un sito privo di massi o pendii pericolosi. È una manovra mai tentata prima con questa autonomia decisionale. A circa due chilometri di quota, il guscio posteriore e il paracadute vengono sganciati. Entra in scena lo stadio di discesa, il "jetpack" a razzo: gli otto motori si accendono e portano il veicolo in volo stazionario a poche decine di metri dal suolo. Inizia la "manovra Skycrane". Il rover viene calato verso il basso appeso a tre cavi di nylon, mentre le ruote si dispiegano pronte al contatto.

Alle 20:55 UTC, la voce di Mohan rompe l’attesa: "Touchdown confirmed". Perseverance è vivo sulla superficie di Marte. Un applauso liberatorio esplode nella sala controllo, seguito immediatamente dal ritorno al rigore operativo. I sistemi devono essere verificati subito. Pochi minuti dopo l’atterraggio, arrivano le prime immagini a bassa risoluzione dalle Hazcams: mostrano l’orizzonte piatto del cratere e l’ombra del rover proiettata sulla polvere regolitica. Nei giorni immediatamente successivi al 18 febbraio 2021, il team di terra lavora freneticamente per completare il commissioning: viene dispiegata l’antenna ad alto guadagno per le comunicazioni dirette con la Terra, si verifica lo stato di salute del piccolo elicottero Ingenuity ancora agganciato sotto la pancia del rover e si caricano i nuovi software di superficie, preparando il veicolo a muovere i primi passi in un mondo alieno.

Analizzando a posteriori la missione Mars 2020, è evidente come l’atterraggio riuscito abbia aperto le porte a una delle campagne scientifiche più fruttuose dell’esplorazione planetaria moderna. L’obiettivo primario di Perseverance era la ricerca di segni di vita microbica passata e la raccolta di campioni di roccia e regolite per un futuro ritorno a terra (Mars Sample Return). I risultati ottenuti hanno non solo confermato le ipotesi iniziali sulla natura acquatica del cratere Jezero, ma hanno anche sorpreso i geologi planetari con dati inattesi sulla composizione del fondale.

Le analisi condotte dagli strumenti di bordo, come lo spettrometro a raggi X PIXL e il sensore Raman SHERLOC, hanno rivelato che il pavimento del cratere, dove il rover ha toccato il suolo, è costituito prevalentemente da rocce ignee (vulcaniche) e non sedimentarie come previsto dai modelli orbitali preliminari. Questa scoperta è cruciale: le rocce magmatiche permettono una datazione radiometrica precisa, fornendo vincoli temporali essenziali per ricostruire la storia geologica dell'area e del campo magnetico marziano. Successivamente, spostandosi verso il fronte del delta fluviale fossile, il rover ha confermato la presenza di rocce sedimentarie depositate dall'acqua, ricche di solfati e argille, che rappresentano l'ambiente ideale per la preservazione di potenziali biosignature organiche.