Al Kennedy Space Center in Florida, l'atmosfera è satura di una tensione tecnica palpabile, diversa da qualsiasi altra missione Shuttle recente. È l’11 maggio 2009. Sulla rampa di lancio 39A svetta lo Space Shuttle Atlantis, pronto per la missione STS-125. Ciò che rende questa giornata unica nella storia operativa del programma non è solo l’obiettivo, ma la configurazione di sicurezza a terra: a pochi chilometri di distanza, sulla rampa 39B, è posizionato anche lo Shuttle Endeavour. Poiché Atlantis viaggerà verso un’orbita diversa e non potrà raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale in caso di emergenza, la NASA ha predisposto una missione di salvataggio "Launch on Need". Questa anomalia visiva, due navette pronte al volo simultaneamente, sottolinea il rischio calcolato che ingegneri e dirigenti stanno accettando oggi.
Il countdown procede senza intoppi tecnici significativi, monitorato da centinaia di controllori di volo che scrutano le telemetrie dei sistemi critici. Alle 14:01 ora locale (18:01 UTC), i tre motori principali RS-25 si accendono, seguiti una frazione di secondo dopo dai due booster a propellente solido. Atlantis si solleva dal pad, liberandosi dalla torre di servizio tra il rombo assordante che scuote la palude della Florida. La salita è nominale: dopo due minuti, i booster si separano e ricadono nell'Atlantico. Il comandante e il pilota monitorano i display mentre la navetta prosegue la sua ascesa alimentata dai motori principali, spingendo l'equipaggio di sette astronauti verso l'orbita terrestre bassa.
Otto minuti e mezzo dopo il lancio, avviene il MECO (Main Engine Cut-Off). Il serbatoio esterno, ormai vuoto, si stacca e brucia nell'atmosfera. Atlantis è nello spazio, ma il lavoro è appena iniziato. Nei minuti successivi all'inserimento orbitale, l'equipaggio inizia immediatamente le procedure di configurazione per le operazioni in orbita. Non c'è tempo per celebrare. La priorità assoluta, dettata dai protocolli post-Columbia, è l'ispezione dello scudo termico. Poiché non c'è una ISS a fornire riparo, l'integrità delle mattonelle rinforzate carbonio-carbonio è questione di vita o di morte. Nelle ore e nei giorni immediatamente successivi al lancio, il braccio robotico canadese viene manovrato con estrema cautela per scansionare ogni centimetro delle superfici alari e del naso della navetta. Solo dopo la conferma che lo scudo è intatto, l'equipaggio riceve il "Go" per la fase successiva: l'inseguimento del telescopio spaziale Hubble, un rendezvous complesso che richiede una precisione balistica assoluta per agganciare un oggetto che non dispone di sistemi di attracco standard.
La missione STS-125 ha rappresentato uno spartiacque fondamentale per l'astrofisica moderna, i cui risultati scientifici hanno ridefinito la nostra comprensione del cosmo nel decennio successivo. L'obiettivo primario era l'aggiornamento e la riparazione del telescopio spaziale Hubble, giunto al limite della sua operatività. Gli strumenti installati durante le cinque passeggiate spaziali previste, in particolare la Wide Field Camera 3 (WFC3) e il Cosmic Origins Spectrograph (COS), hanno fornito alla comunità scientifica capacità osservative senza precedenti. La WFC3, grazie alla sua sensibilità estesa dall'ultravioletto al vicino infrarosso, ha permesso di scrutare le galassie più remote mai osservate fino a quel momento, spingendo lo sguardo dell'umanità indietro nel tempo, verso l'alba dell'universo.
I dati raccolti dalla WFC3 hanno consentito di raffinare la costante di Hubble, riducendo l'incertezza sulla velocità di espansione dell'universo e fornendo prove più robuste sull'esistenza e l'azione dell'energia oscura. Parallelamente, il COS ha aperto una nuova finestra sulla "rete cosmica", la struttura a grande scala che connette le galassie. Analizzando la luce dei quasar distanti mentre attraversa il mezzo intergalattico, il COS ha permesso di mappare la distribuzione e la composizione chimica del gas primordiale, confermando modelli teorici sull'evoluzione chimica dell'universo che attendevano verifica sperimentale da anni.
Oltre all'installazione di nuovi strumenti, il successo scientifico della missione deriva anche dalle riparazioni effettuate in situ su hardware guasto, come lo Space Telescope Imaging Spectrograph (STIS) e l'Advanced Camera for Surveys (ACS). Queste riparazioni, che hanno richiesto agli astronauti di operare su schede elettroniche non progettate per essere maneggiate nello spazio, hanno ripristinato capacità spettroscopiche cruciali per lo studio delle atmosfere degli esopianeti e dei buchi neri supermassicci al centro delle galassie. L'estensione operativa garantita da questa missione ha permesso a Hubble di operare in tandem con il telescopio spaziale James Webb anni dopo, offrendo una sinergia multi-lunghezza d'onda che continua a generare pubblicazioni scientifiche di alto profilo. Senza l'intervento radicale del maggio 2009, il flusso di dati che ha plasmato l'astronomia contemporanea si sarebbe interrotto prematuramente.