È il 29 maggio 1974 e presso il cosmodromo di Baikonur le procedure di conto alla rovescia per il lancio del vettore Proton-K sono nelle fasi finali. Sulla rampa di lancio siede un colosso della tecnologia sovietica destinato non all'atterraggio, ma all'osservazione sistematica: la sonda Luna 22. A differenza delle missioni precedenti focalizzate sul prelievo di campioni o sul rilascio di rover, questo veicolo della serie Ye-8-LS è progettato per diventare un orbiter pesante, capace di mappare la superficie lunare con una fedeltà mai raggiunta prima. Alle 08:56 UTC, i sei motori RD-253 del primo stadio si accendono, sollevando il razzo dalla piattaforma e iniziando l'ascesa attraverso l'atmosfera. La telemetria ricevuta dalle stazioni di terra conferma la separazione nominale dei primi tre stadi, portando il complesso, che include lo stadio superiore Block D e il carico utile, in una provvisoria orbita di parcheggio terrestre.

La tensione operativa si sposta ora sulla riaccensione del Block D, una manovra critica necessaria per vincere la gravità terrestre e immettere la sonda sulla traiettoria di trasferimento lunare. I controllori di volo monitorano i parametri di pressurizzazione dei serbatoi e l'orientamento del veicolo: un errore di pochi secondi nell'accensione o un disallineamento angolare comprometterebbero irrimediabilmente la missione, spedendo l'orbiter nel vuoto cosmico o facendolo ricadere in atmosfera. Il motore si riaccende come programmato, fornendo l'impulso necessario per la Trans-Lunar Injection. Una volta spento il propulsore e separato lo stadio superiore, Luna 22 dispiega le antenne e i pannelli solari, iniziando la fase di crociera silenziosa verso il nostro satellite naturale. Nelle ore e nei giorni immediatamente successivi, il team di navigazione calcola le deviazioni di traiettoria: il 30 maggio viene ordinata ed eseguita con successo una correzione di rotta a medio corso, essenziale per garantire che l'inserimento in orbita lunare, previsto per i primi giorni di giugno, avvenga con la precisione geometrica richiesta per la campagna di rilevamento fotografico.

L'eredità scientifica lasciata da Luna 22 al termine della sua vita operativa rappresenta uno dei capitoli più solidi dell'esplorazione robotica sovietica degli anni Settanta. La missione primaria e le sue estensioni hanno permesso di mantenere il veicolo operativo per circa 18 mesi, un periodo durante il quale la sonda ha condotto studi approfonditi non solo sulla topografia, ma anche sulla geofisica lunare. L'orbiter è stato manovrato in orbite ellittiche variabili, arrivando in alcune fasi a sfiorare la superficie con un perilunio di soli 25 chilometri: questa vicinanza estrema ha consentito al sistema di imaging a doppia fotocamera di catturare dettagli della superficie ad alta risoluzione, fondamentali per la pianificazione delle future missioni di allunaggio e per la comprensione della geomorfologia dei mari lunari rispetto agli altipiani.

Al di là delle immagini, il contributo tecnico più rilevante della missione risiede nell'analisi del campo gravitazionale lunare. Attraverso il tracciamento preciso delle perturbazioni orbitali subite dalla sonda, gli scienziati hanno potuto mappare con maggiore accuratezza i "mascons" (concentrazioni di massa), anomalie gravitazionali situate sotto i grandi bacini da impatto che avevano destabilizzato le orbite di satelliti precedenti. I dati raccolti dagli spettrometri a raggi gamma hanno inoltre fornito una caratterizzazione chimica della regolite, confermando la predominanza di rocce basaltiche nelle zone pianeggianti e permettendo di misurare la concentrazione di elementi radioattivi come uranio e torio. I risultati di Luna 22 hanno così fornito una base di dati essenziale per affinare i modelli di navigazione circumlunare, riducendo i rischi per tutte le successive operazioni orbitali.