È il 1 giugno 1990 e sulla rampa di lancio LC-17A di Cape Canaveral, in Florida, le procedure pre-volo sono entrate nella fase finale. L’atmosfera nel blocco di controllo è densa di un’aspettativa tecnica che trascende i confini nazionali: sul pad non c’è solo un carico pagante qualsiasi, ma il frutto di una complessa cooperazione tra Germania Ovest, Stati Uniti e Regno Unito. Il protagonista è il satellite ROSAT (Röntgen Satellite), un osservatorio orbitale destinato a mappare il cielo nelle alte energie come mai tentato prima. Il vettore scelto per questa missione è un Delta II nella configurazione 6920-10, un cavallo di battaglia della flotta statunitense, che svetta sulla rampa mentre i tecnici monitorano i parametri di pressurizzazione dei serbatoi e lo stato dei sistemi di guida inerziale. Mancano pochi istanti all'apertura della finestra di lancio, fissata per le 21:48 UTC. La sequenza automatica prende il controllo: i sistemi di terra passano l'autorità al computer di bordo del vettore.
Al momento dell'accensione, il Delta II si solleva, spinto dal motore principale RS-27 e dai booster a propellente solido che creano una scia di fumo bianco e denso sopra la costa atlantica. La telemetria scorre fluida sui monitor, confermando la corretta spinta e la traiettoria nominale. Dopo circa un minuto, i booster esauriti si separano dalla fusoliera, ricadendo nell'oceano, mentre il razzo continua la sua ascesa verso l'orbita bassa terrestre. La tensione operativa si sposta ora sul "Main Engine Cut-Off" (MECO) e sulla successiva separazione del primo stadio. Ogni scossone, ogni vibrazione è monitorata con apprensione: all'interno del fairing protettivo, gli specchi del telescopio a incidenza radente sono strumenti di precisione estrema, sensibili a sollecitazioni eccessive. Dopo l'accensione del secondo stadio e la fase di "coasting", il veicolo raggiunge l'altitudine target.
L'inserimento in orbita avviene con precisione chirurgica a una quota di circa 580 chilometri, con un’inclinazione di 53 gradi rispetto all’equatore, parametri essenziali per garantire la copertura del cielo richiesta dalla missione scientifica. Il momento della separazione del satellite dal secondo stadio è accolto con un cauto ottimismo, ma il lavoro è tutt’altro che finito. Immediatamente dopo il rilascio, i controllori di volo presso il German Space Operations Center (GSOC) di Oberpfaffenhofen, in Germania, prendono in carico la telemetria. Devono verificare il dispiegamento dei pannelli solari e l’acquisizione dell’assetto corretto rispetto al Sole. Nei giorni successivi a questo 1 giugno 1990, la squadra di terra inizierà una lunga e delicata fase di calibrazione e degassamento degli strumenti, attendendo che l'ambiente spaziale stabilizzi termicamente il telescopio prima di poter aprire il portellone frontale e ricevere la "prima luce" ai raggi X.
La missione scientifica di ROSAT ha segnato uno spartiacque fondamentale nella storia dell’astrofisica delle alte energie, fornendo una mappa dell’universo violento che è rimasta un punto di riferimento per decenni. L'obiettivo primario era l'esecuzione della prima scansione completa del cielo (all-sky survey) utilizzando un telescopio a immagini a raggi X, un salto qualitativo enorme rispetto ai contatori proporzionali dei satelliti precedenti. I dati raccolti hanno permesso di catalogare oltre 125.000 sorgenti di raggi X e ultravioletti estremi, un numero che ha superato di due ordini di grandezza quanto noto fino a quel momento. Questa abbondanza di dati ha trasformato l'astronomia a raggi X da una scienza di "poche sorgenti puntiformi" a una disciplina capace di studiare popolazioni intere di oggetti celesti e la struttura su larga scala dell'universo.
Uno dei risultati più sorprendenti e inattesi ottenuti grazie a ROSAT è stato la scoperta che le comete possono emettere raggi X. Nel 1996, osservando la cometa Hyakutake, gli scienziati hanno rilevato una forte emissione energetica, un fenomeno che i modelli teorici dell'epoca non avevano previsto con tale intensità. Le analisi successive hanno suggerito che tale emissione fosse causata dall'interazione tra il vento solare e la nube di gas neutro che circonda il nucleo della cometa, un processo noto come scambio di carica. Questa scoperta ha aperto un nuovo campo di indagine per la fisica cometaria e per lo studio delle interazioni tra il plasma solare e le atmosfere planetarie.
Oltre alle sorprese del sistema solare, ROSAT ha fornito contributi cruciali nella risoluzione del fondo diffuso di raggi X (X-ray Background). Per anni, gli astronomi si erano chiesti se questo bagliore di fondo che permea il cielo fosse dovuto a un gas caldo diffuso intergalattico o alla somma di innumerevoli sorgenti puntiformi non risolte. La sensibilità e la risoluzione angolare degli strumenti tedeschi e americani a bordo hanno permesso di dimostrare che gran parte di questo fondo era effettivamente costituita da quasar distanti e nuclei galattici attivi, risolvendo un enigma cosmologico di lunga data. La missione ha operato per quasi nove anni, ben oltre la durata prevista, terminando le operazioni nel 1999 e lasciando un’eredità di cataloghi stellari che ancora oggi guidano il puntamento dei moderni telescopi spaziali.