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Premessa Quante
volte ci siamo chiesti dopo aver visto una "stella cadente": quanto
sarà lontana da noi? Una cosa però è nota a tutti... non si tratta
realmente di una stella, ma di un corpo delle dimensioni di un granello di sabbia o poco più, che durante la sua tranquilla orbita attorno al Sole,
incontrando la Terra, viene catturato dal suo campo gravitazionale e
brucia nell'atmosfera lasciando la caratteristica scia luminosa nel
cielo. Questo ci fa subito pensare che il fenomeno avviene ad una
distanza relativamente breve in quanto sappiamo che l'atmosfera è
contenuta in un "guscio" molto sottile rispetto al raggio terrestre.
Le
osservazioni Il
metodo
La
definizione di tutti i triangoli che si vedono nella figura avviene grazie alla misura della
distanza tra P1 e P2, i relativi azimut reciproci ed
infine
azimut e altezza dell'evento meteorico rilevati dalle due postazioni,
facendo ricorso a delle semplici formule trigonometriche.
Elaborazione dei dati
Possiamo ora definire la geometria reale del nostro evento. La figura seguente mostra una vista in pianta con il nord in alto (la traiettoria della meteora è proiettata sul terreno).
Abbiamo
calcolato la distanza tra gli osservatori e gli azimut relativi mediante
le coordinate geografiche ma è possibile utilizzare anche una buona
carta geografica (ottime per le nostre lattudini le carte aeronautiche con proiezione conica
conforme di Lambert). Con riferimento al triangolo di base P1 P2 M, cominciamo a ricavare i dati necessari: -
Angolo alfa = azimut P1 da P2 - azimut meteora da P2 = 137.4 - 9.3 =
128.1 gradi Conoscendo il lato d e i due angoli adiacenti alfa e beta, grazie al teorema dei seni ricaviamo i lati A e B: - A = d
/ sen (gamma) * sen (alfa) = 41.0 Km Tornando alla prima figura (fig.1) possiamo vedere come l'altezza H della meteora dalla superficie rappresenti il cateto comune a due triangoli rettangoli di cui conosciamo un lato (le misure A e B, appena calcolate) e l'angolo adiacente (l'altezza, dalle coordinate azimutali). Calcoliamo l'altezza H con entrambi i triangoli, verificando così la coerenza dei dati: - H1 = A * tan (Alt1) =
41.0 * tan (69.1) = 107.2 Km Le due altezze ricavate devono in teoria coincidere ma gli errori legati alle misurazioni sulle immagini, principalmente il rilevamento esatto del punto di inizio o di fine traccia (molto difficoltoso in quanto non è netto), possono introdurre delle variazioni. In questo caso la differenza tra i valori non sembra eccessiva, pertanto possiamo definire l'altezza dell'evento meteorico iniziale la media dei due valori, pari a 106.9 Km. Se a questo punto volessimo rispondere alla domanda posta nel titolo, "Quanto è lontana la meteora?", dai triangoli rettangoli visti in precedenza ricaviamo: Distanza inizio evento
-- osservatore P1 = A / cos (Alt1) = 41.0 / cos (69.1) = 114.8 Km Una collocazione nello spazio... Diamo adesso una collocazione geografica all'evento meteorico. L'approssimazione fatta, trascurando la curvatura della superficie terrestre, introduce degli errori che possiamo però stimare di piccola entità se si considera che la distanza tra gli osservatori (una decina di Km) e il tragitto ricostruito della meteora sono esigui rispetto al raggio della terra e la parallasse evidenziata dal fenomeno celeste è molto maggiore dell'angolo al centro della terra, sotteso dalla congiungente dei due osservatori. Le coordinate (latitudine e longitudine) sono state calcolate per via analitica ma evitiamo i relativi passaggi per non appesantire ulteriormente il testo. In alternativa, con una carta geografica, basta riportare il triangolo di base visto in fig.2 e rilevare le coordinate del punto M, la proiezione a terra dell'inizio evento meteorico. Dopo aver ripetuto tutti i calcoli anche per il punto di fine evento meteorico (il cui triangolo di base è indicato dalle linee tratteggiate in fig.2) otteniamo, sempre con le dovute approssimazioni del metodo usato, la collocazione nello spazio della scia luminosa:
Il piccolo corpo celeste ha iniziato a dare spettacolo, iniziando a bruciare nell'atmosfera, a circa 107 Km di altezza sulla verticale della zona Colle Pietralta, 11 Km a sud-est di Arquata del Tronto (AP). L'evento luminoso si è concluso sulla verticale della zona Vallemare, 7 km a nord-est di Antrodoco (AQ) ad un'altezza di circa 89 Km, dopo aver percorso circa 39 km. Purtroppo non avevamo una camera dotata di otturatore rotante, per cui è difficile fare una stima della velocità reale del corpo che ha attraversato l'atmosfera. L'otturatore avrebbe interrotto la scia luminosa ad intervalli di tempo predefiniti consentendo un calcolo preciso sia della velocità che della decelerazione causata dalla pressione atmosferica. Proprio dallo studio di questi parametri, considerando l'influenza della forza di gravità terrestre, gli astronomi riescono a calcolare il moto orbitale che aveva il meteoroide prima dell'incontro con la terra. Questo ha mostrato come il 90% dei meteoroidi hanno orbite di tipo cometaria e solo il 10% di tipo asteroidale. Non si tratta però di comete o asteroidi, sappiamo che questi sono ben più grandi di un granello di sabbia, ma dei loro detriti. Nel nostro caso invece possiamo solo fare una stima, ipotizzando una durata complessiva dell'evento pari a 0.7 secondi il meteoroide avrebbe attraversato l'atmosfera ad una velocità media di circa 56 Km/s. Oggi abbiamo a disposizione validi mezzi che ci consentono di riprodurre lo scenario in tre dimensioni, tra questi il diffusissimo Google Earth ( http://earth.google.it/ ) che risulta molto pratico permettendo di condividere qualsiasi punto caratteristico mediante i file con estensione kmz. Definiti i nostri punti rilevanti (inizio/fine scia e posizione degli osservatori), Google Earth ci regala una incredibile vista 3D in cui possiamo girarvi attorno posizionando il punto di vista a qualunque quota nello spazio. Per chi volesse provare sono a disposizione i file kmz: kmz_perseide2007 (per visualizzare il punto sulla mappa è sufficiente un doppio click sul singolo file).
Solo per curiosità, se il meteoroide fosse stato di dimensioni tali da arrivare a terra senza disperdersi in frammenti oppure se non ci fosse stata l'atmosfera a consumarlo, avrebbe impattato in un punto non lontano dall'intersezione della traiettoria che passa per inizio e fine evento con la superficie terrestre, nel nostro caso nel Mar Tirreno grosso modo 60 km a sud-ovest di Fiumicino. La stima del punto di impatto, che considera anche l'interazione gravitazionale durante la discesa, torna di grande utilità qualora si riesca ad effettuare la triangolazione di un fenomeno di grandi proporzioni, facilitando il ritrovamento dei meteoriti.
P. Berardi L'Aquila, 24 settembre 2008 |
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