resto comunque del parere (gia' confrontato con alcuni di noi presenti in fiera)che alcune tecniche di elaborazione siano troppo soggettive e artificiose.
Dico la mia in proposito...
Come mi ricorda (giustamente) sempre Giuseppe, l'immagine digitale e' fatta di numeri. Aggiungo che esistono tecniche attraverso cui questi numeri raggiungono la massima oggettivita' (le procedure di calibrazione), ma restano pur sempre numeri mentre noi vogliamo vedere un'immagine, visto che si parla di fotografia astronomica.
Il passaggio dai numeri all'immagine comprende inevitabilmente un "adattamento". Escludendo i casi in cui il segnale raggiunge la saturazione (dove anche i numeri sono errati) oppure e' perso nel rumore, la semplice rappresentazione lineare che adatta a video la gamma dei toni registrata produce una fotografia inutilizzabile. Una tipica foto del profondo cielo risulta scura, con il soggetto che con molta probabilita' scompare inglobato nel fondo dal quale emergono solo le stelle piu' luminose. Un bel problema, in realta' i dati ci sono tutti, ma non si vedono...
Senza entrare nel dettaglio, per rendere visibile ai nostri occhi (sul video o sulla stampa) la maggior parte dei dati registrati si fa ricorso a compressioni/espansioni della gamma tutt'altro che lineari. Ad esempio per mostrare le variazioni di luce nel nucleo di una galassia (molto luminoso rispetto ai bracci esterni) si deve espandere la gamma delle sole zone di alta luce altrimenti il nucleo appare come un pallone uniforme. L'espansione di un determinato range comporta la compressione in altre parti della gamma se non si vogliono perdere troppe informazioni. Il tutto condito con gli spostamenti delle soglie di visualizzazione, ovvero sopra quale valore di intensita' minimo decidiamo inizi la visualizzazione dei dati e sotto quale valore massimo ha termine.
Mi sembra evidente che gia' in questa fase si possono fare delle notevoli "manipolazioni" dei dati originali. A conferma possiamo vedere in giro moltissime "variazioni sul tema" dello stesso soggetto ottenute probabilmente senza ricorrere ai sofisticati metodi illustrati nella conferenza, ma semplicemente giocando con luminosita' e contrasto sull'intera immagine. Con queste semplici elaborazioni si possono produrre immagini piu' o meno buone, eccellenti oppure pessime, e' rimesso tutto all'esperienza e soprattutto alla sensibilita' di chi opera.
Detto questo, la domanda che sorge spontanea e': perche' essere diffidenti verso nuove tecniche raffinate avendo paura di creare qualcosa di artificioso, quando si possono fare "danni" davvero gravi usando (male) i mezzi di base? Io sono convinto che con ogni mezzo, esperienza e sensibilita' consentono di raggiungere buoni risultati qualitativi nella visualizzazione dei dati registrati senza stravolgere l'immagine, o nel caso peggiore, creare morfologie inesistenti. E' ovvio che le tecniche presentate alla conferenza, se usate male, produrranno risultati discutibili (ma a mio avviso non piu' di quanto sia possibile fare con le tecniche di base). Gianni Benintende ha effettuato degli interventi sulla sua immagine davvero minimi, quel poco che basta per dare una leggera enfasi ad alcune delicate transizioni (d'altra parte i dati di partenza sono ottimi). Non si tratta certo di stravolgere la foto o parte di essa. Come dicevo l'applicazione e il dosaggio di queste tecniche dipendono solo da noi. A Gianni non mancano ne' esperienza ne' sensibilita' e infatti i risultati parlano da soli...
Un discorso analogo puo' essere fatto per la deconvoluzione o per le maschere adattive. Sono tecniche favolose, ma i software permettono all'utente di spingersi senza limiti nella loro applicazione. Ancora una volta la nostra sensibilita' dovrebbe "frenarci" ed evitare un eccesso che porta alla creazione di particolari inesistenti e in generale ad un deterioramento seppure mascherato dell'immagine.
Ciao
Paolo
PS: Marco, il tuo intervento e' stato registrato nel video fatto da Max.