Grazie Franco, ho avuto solo una piccolissima parte, i dati di partenza sono ottimi. Giuse', i complimenti te li ho gia' fatti ieri di persona. Hai fatto una ripresa eccellente, l'ottica, ben corretta e luminosa, ha fatto il resto. 35 minuti possono sembrare pochi ma a f/2.8 ne arriva di luce sul sensore!
Sulla elaborazione a stelle ferme (e' stato il mio primo tentativo, non pensavo di riuscirci) ci sarebbe da dire tanto. Non ho letto nulla riguardo tecniche da utilizzare allo scopo, magari esistono dei modi piu' efficaci per fare questi lavori. In pratica abbiamo sfruttato la combinazione sigma per cumulare il segnale della cometa e abbattere il piu' possibile quello delle stelle. In questa modalita' le intensita' (pixel per pixel) che differiscono dalla media di un certo valore vengono rigettate (piu' precisamente il parametro utilizzato e' la deviazione standard). Sicuramente gia' sapete che si tratta di uno dei metodi piu' efficaci per rimuovere le tracce lasciate dai raggi cosmici (ma non solo) dalle nostre foto deep-sky.
Due elaborazioni quindi, una con stelle ferme e cometa mossa, l'altra con cometa ferma e tracce stellari debolmente visibili. Le tracce purtroppo non vengono eliminate del tutto dal sigma perche' tra un frame e il successivo le stelle hanno una zona di sovrapposizione. I deboli residui risultano comunque molto piu' facili da eliminare con i tool cosmetici. Per la successiva fase di fusione delle due immagini, la chiave per evitare che si notino artefatti e' prestare attenzione a rendere il fondo (intendo livello e rumore) piu' simile possibile. Non e' complicato perche' gia' utilizzando le stesse soglie di visualizzazione si ha un ottimo punto di partenza. Il centramento del nucleo puo' essere fatto in un punto centrale rispetto alla traccia della cometa, nel qual caso occorre indicare come riferimento l'istante centrale dell'intera sequenza di riprese.
Etica, le note dolenti... la tecnica fa evidente uso di interventi cosmetici (pensate alle stelle nella chioma o nella coda della cometa). Di sicuro una immagine simile non verra' mai usata per misurazioni astrometriche o fotometriche, per questo scopo va ottimamente uno qualsiasi dei singoli subframe. Pero', se ben eseguita, questa tecnica non altera la visibilita' della cometa rispetto all'immagine con il panning. Ovvio che se si approfitta del passaggio elaborativo per "pompare" chioma e coda il discorso e' diverso perche' oltre alle intensita' falsate si andrebbe inevitabilmente a "ricostruire" manualmente la morfologia della cometa. Anche un errore elaborativo (in buona fede) potrebbe portare a risultati analoghi, per questo e' sempre consigliabile raffrontare spesso il lavoro in corso con l'immagine del panning.
Adesso Marco DB ci chiedera' se dormiamo tranquilli o abbiamo i sensi di colpa (Forli' 2008)!
Ciao ciao
Paolo