Re: Terremoto del 6 Marzo
Inviato: 7 apr 2009, 10:45
Il 14 gennaio 1915 alle 7.45 questa nostra terra d'Abruzzo fu devastata da un terribile terremoto che causò 30.000 vittime. Avezzano che allora contava 11.000 abitanti, dopo il sisma non contava più di 300 anime ancora vive! Nessuno dei sopravvissuti è ancora in vita oggi, ma in noi, come eredi di quell'evento tragico, vive ancora, trasmesso generazione dopo generazione, il ricordo di quell'evento disastroso. E' come avere nel sangue una caratteristica genetica che ci fa sentire il terremoto nelle ossa.
Il 6 aprile 2009 alle 3.32 siamo stati colpiti ancora al cuore, la nostra terra, la mia terra è nuovamente costretta a rialzarsi. La bellissima città dell'Aquila, antica nelle sue genti, nei suoi monumenti, nella sua storia e nella sua arte, non c'è quasi più e tanti dei nostri conterranei non ci sono più! Ma noi siamo Alpini, noi siamo dei muli testardi, vecchi montanari abruzzesi, taciturni, quasi scostanti, ruvidi, ma dalla generosità schietta. Il nostro pianto, il mio pianto laverà presto il dolore e la disperazione per trasformarsi in quella forza che la storia ha sempre mostrato essere una caratteristica dei popoli di montagna, di noi abruzzesi.
E' stato perduto tutto? No! Abbiamo perduto sì tanti cari, abbiamo perduto sì tante pietre, abbiamo perduto sì tante case e strade e ponti e chiese e musei e luoghi storici, ma non abbiamo perduto ancora il coraggio e la voglia di tornare in piedi per guardare al futuro con la sicurezza e la forza che questi "aquilotti" hanno mostrato in altre occasionì. E poi noi abbiamo il Gran Sasso d'Italia, quella stupenda vetta che con i suoi corni ci sovrasta come un padre premuroso, pronto a prendersi cura di noi. Abbiamo le montagne che per magia, non si può dire come, ma per semplice magia ci danno la stessa forza che le tiene lì, alte a svettare sulla terra e ci dicono ad alta voce: No! Non tutto è perduto! Domani sarete nuovamente in piedi!
Il 6 aprile 2009 alle 3.32 siamo stati colpiti ancora al cuore, la nostra terra, la mia terra è nuovamente costretta a rialzarsi. La bellissima città dell'Aquila, antica nelle sue genti, nei suoi monumenti, nella sua storia e nella sua arte, non c'è quasi più e tanti dei nostri conterranei non ci sono più! Ma noi siamo Alpini, noi siamo dei muli testardi, vecchi montanari abruzzesi, taciturni, quasi scostanti, ruvidi, ma dalla generosità schietta. Il nostro pianto, il mio pianto laverà presto il dolore e la disperazione per trasformarsi in quella forza che la storia ha sempre mostrato essere una caratteristica dei popoli di montagna, di noi abruzzesi.
E' stato perduto tutto? No! Abbiamo perduto sì tanti cari, abbiamo perduto sì tante pietre, abbiamo perduto sì tante case e strade e ponti e chiese e musei e luoghi storici, ma non abbiamo perduto ancora il coraggio e la voglia di tornare in piedi per guardare al futuro con la sicurezza e la forza che questi "aquilotti" hanno mostrato in altre occasionì. E poi noi abbiamo il Gran Sasso d'Italia, quella stupenda vetta che con i suoi corni ci sovrasta come un padre premuroso, pronto a prendersi cura di noi. Abbiamo le montagne che per magia, non si può dire come, ma per semplice magia ci danno la stessa forza che le tiene lì, alte a svettare sulla terra e ci dicono ad alta voce: No! Non tutto è perduto! Domani sarete nuovamente in piedi!